Abbiamo ripreso a pieno ritmo. Due piani del Padiglione Granelli dell’ospedale completamente pieni di malati Covid. Non facciamo a tempo a liberare un letto grazie alle poche faticosissime dimissioni o per i sempre troppi decessi che immediatamente viene riempito. Il nostro pronto soccorso é sottoposto a una pressione incredibile ormai da giorni e giorni. Questa notte ho iniziato con 4 letti liberi alle 8 e all’una di notte erano già tutti pieni. Non mi sono annoiato.

A Milano l’onda rossa ci ha inesorabilmente travolti.

Come al solito faccio un atto di fede quando gli epidemiologi dicono che aumenta senza accelerare e quindi bisogna essere contenti. Detto ciò forse non ci si rende conto di cosa vuol dire in termini di risorse impegnate + 80 letti in terapia intensiva in un solo giorno, quante decine di rianimatori e infermieri dedicati devi spostare dal non Covid al Covid.

Differenze con la fase 1? Da parte nostra rabbia amarezza stanchezza. Sicuramente meno entusiasmo da parte di tutti. Dopo aver passato gli ultimi mesi a sentirci dire che eravamo dei terribili allarmisti stiamo superando con agilità il numero di ricoveri per Covid della fase 1. Ognuno ha la sua categoria preferita contro cui riversare la rabbia, io personalmente quelli che fuori dai locali senza mascherina si parlavano a 50 cm il sabato sera, per poi chiaramente andare a trovare il giorno dopo la nonna che adesso é qua che sta morendo.

Di fondo purtroppo la minor energia si sente e ha implicazioni pratiche per noi che siamo sulla spiaggia a prenderci lo tsunami. A primavera abbiamo detto di no ai colleghi di altri reparti che volevano venire a dare una mano dato che eravamo troppi. Questa volta, anche grazie al fatto che gli ambulatori altri devono continuare ad andare avanti siamo in pochissimi. Questa notte ho gestito un reparto di 44 letti da solo,

Meno male tutti gli infermieri erano sul pezzo perché gli ematologi che si mettono a fare gli specialisti di insufficienza respiratoria rischiano di uscire di strada. Meno male che a questo giro li ho portati tutti a casa. La mia vita é tornata a essere scandita dai turni; i giorni di riposo sono davvero contati. Come ci ha scritto Barbara mandandoci i turni “chiaramente non esistono più i sabati e le domeniche”. Maledetto tetto terapeutico. Lo so che é razionale giusto logico non ti fa sprecare preziose risorse ma spiegatelo voi al vecchietto della stanza in fondo che stanotte non respirava più che avevamo raggiunto il tetto terapeutico. Anche per noi a volte é dura e di questo passo raggiungeremo il tetto di emozioni gestibili.

Come la carota per il cavallo ci sono cose che mi fanno andare avanti. Lo so é un pensiero forse fuori luogo ma l’obbiettivo personale é la settimana bianca. Poi le piccole cose che sono però importantissime, le vere cose…una passeggiata in bici fuori, andare a prendere i ravioli cinesi in vespa con Anto, un film assieme. Ci sono anche cose che mi terrorizzano. Continuo a guardare la curva dei contagi degli Stati Uniti. Lì sono in fase 3. Ecco lo dico già adesso. Io la fase 3 di una malattia che sappiamo bene come non prendere non ce la faccio. Ed io avrò cura di te. Io sì, che avrò cura di te.

Andrea Artoni, ematologo, Policlinico di Milano