Si ricomincia. Calendario alla mano. Cerchietto sul giorno 30 novembre, poi altro cerchietto sul 21. Saranno allora tre settimane tonde tonde dall’uscita della zona rossa della Regione Lombardia.

L’esperienza ce lo ha ormai insegnato. Per capire se la via scelta per contenere il coronavirus sia o no quella giusta è a tre settimane che bisogna guardare.

Nel senso che se dopo tre settimane riprendono a salire i contagi e dopo quattro a morire persone, allora, la via era sbagliata.

Poi c’è la quinta settimana che, sia nella prima che nella seconda ondata, ha significato strage.

Riprendendo il calendario la quinta settimana corrisponderà al capodanno. Vedremo con che auspici inizierà.

Che detto così ha il sapore fatalistico della roulette russa. Un proiettile nel tamburo, si gira ciechi del destino e, quando scatta il grilletto, si scopre come è andata.

Il destino, si dice, dimenticando che quando ti metti una pistola in mano e ti punti la canna alla tempia e muori, il destino c’entra molto meno della follia del gesto.

E in Lombardia, è bene ricordarlo, di caduti covid ce ne sono stati più di 21 mila, 21.395, ultimo bollettino alla mano.

Se la regione governata da Attilio Fontana fosse una nazione, sarebbe quella con più morti ogni 1.000 abitanti del resto d’Europa. Quasi il doppio degli altri. Più del doppio del resto d’Italia.

Diciamo che la roulette russa del coronavirus qui è andata un po’ peggio e Milano si conferma la città metropolitana in assoluto con più vittime covid del resto del Paese.

Ho scorso, come tutti quelli che abitano nella “capitale della Padania”, che cosa mutasse di preciso nella nostra quotidianità familiare.

Nei fatti, poca roba. I nonni resteranno saggiamente in quarantena, mentre di noi sei, quelli che avranno un vero cambiamento, è una sola persona.

La quasi più giovane della banda che, da diligente studentessa di terza media, se ne tornerà lunedì al suo banco a rotelle.

Il più piccolo, che sta in prima media, non ha mai smesso, neppure un giorno. Unica classe, si vanta lui, non andata mai in quarantena di tutto il suo plesso, come si dice nei fogli ministeriali.

Massimo Spinelli è il presidente lombardo dell’Associazione Presidi: “si affrontino le questioni chiave – dice – la debolezza del sistema sanitario di supporto alle scuole, i trasporti pubblici da potenziare, le cattedre scoperte”.

Che è un po’ come dire che nulla di tutto ciò è stato affrontato e risolto. Non proprio rassicurante.

Intanto è partito il countdown verso il 2021, che fra un mese sapremo se è solo il proseguimento di questo tragicamente indimenticabile anno bisesto.