Il 16 maggio del 2020 avevo scritto del destino dei tanti Italiani rimasti bloccati in Ecuador a causa della pandemia.

Il Console Italiano a Quito, Dott. Andrea Rapido Ragozzino, mi ha concesso una breve intervista su quanto ha fatto la nostra Ambasciata in merito fino ad oggi.

Io avevo chiesto di poter intervistare la Ambasciatrice Caterina Bertolini ma lei ha preferito delegare il Console Andrea Rapido Ragozzino, che ha espresso il desiderio di utilizzare la piattaforma Whatsapp, così non sarebbe stato facile registrare l’intervista, ipotizzo io, ma, tant’è, volevo dati e risposte, così ho accettato la condizione e non ho registrato nulla.

Ecco, fra conferme e notizie nuove cosa ho saputo.

L’Ambasciata d’Italia a Quito ha chiuso il 16 marzo rendendo disponibile solo un numero di emergenza che (lo ho provato, più di una volta, a suo tempo) non rispondeva mai.

Chi rispondeva era il Consolato Onorario di Guayaquil, non l’Ambasciata a Quito.

Comunque, ci informa il Console, in Ecuador ci sono 26.000 cittadini Italiani e tutto il personale della Ambasciata, Uffici Consolari inclusi, consta di 9 persone., 5 delle quali, Console incluso, sono dedicate ai servizi Consolari.

Difficile con così numericamente scarse risorse umane fare molto !

Infatti solo 500 cittadini Italiani sono riusciti a mettersi in lista per ritornare in patria anche perché, aggiungo io, avendo provato, il sito web della Ambasciata, semplicemente, non funzionava. Non era offline, semplicemente, una volta entrati, non permetteva di proseguire in nessuna attività., nemmeno di iscriversi all’AIRE.

Il Console ci informa anche che la Farnesina non risponde alle singole Ambasciate, detta regole generali e basta.

Io, questa informazione, la traduco così: La Farnesina non è interessata alla situazione specifica degli Italiani in Ecuador che l’Ambasciata potrebbe ben spiegare, potrebbe indicare le necessità specifiche, immagino diverse da un paese all’altro, così come ogni paese è diverso per infrastrutture, logistica, situazione sociale, eccetera.

No, la Farnesina non è interessata.

A cosa ci serve allora ?

Però il Console mi informa che, per 26.000 Italiani in Ecuador, la Farnesina ha inviato fondi per la bella cifra di 30.000 USD (meno di 30.000 Euro), cioè 1,154 USD per ogni Italiano in Ecuador, usati per dare prestiti e sussidi.

Il Console sottolinea che i prestiti devono essere ripagati (davvero ? Non lo sapeva nessuno !) , mentre i sussidi no, sono a fondo perduto.

E sottolinea, senza specificare le percentuali, che la maggioranza dei “cospicui” fondi messi a disposizione sono stati erogati come sussidi, quindi a fondo perduto.

Già la scelta della parola “sussidi” mi infastidisce. Ma non sono soldi di cui lo stato dispone perché gli Italiani pagano imposte e tasse, proprio per ricevere i servizi necessari e quando necessari ? E allora quali sussidi !!

Di cosa stiamo parlando ! Si tratta di fornire quei servizi necessari ai cittadini, che è la sola ragione per cui si pagano imposte e tasse !

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Comunque è chiaro che l’Ambasciata ha dovuto fare delle scelte, ha dato priorità al rimpatrio dei turisti, degli studenti e al personale delle ONG, tutte persone che non hanno e non avevano nessun appoggio familiare in Ecuador.

Tutti gli altri anno dovuto arrangiarsi, ovviamente, con il proprio welfare familiare, come sempre.

L’Italia ha organizzato solo tre voli con aerei militari per rimpatriare Italiani dal mondo e, oggi, sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si legge che sono stati rimpatriati 45.000 Italiani da 60 paesi. Non dall’Ecuador aggiungo io, e non da voli militari (ma a cosa servono gli aerei militari che abbiamo pagato, in tempo di pace, non potevano essere utilmente impiegati ?) ma da Neos, Alitalia, Blue Panorama e AirDolomite.

Uno solo di questi voli, precisamente operato da NEOS il 28 aprile 2020, ha raccolto Italiani, dei quali il 30 % erano “migranti”, da Ecuador e Colombia, poi basta.

Solo l’Ambasciata tedesca ha organizzato almeno un volo attraverso il meccanismo europeo di protezione civile, aperto a tutti gli europei, per il quale la nostra Ambasciata ha agito come “segreteria” di quella tedesca.

Già, è vero, l’ineffabile Luigi Di Maio il 6 di maggio del 2020 rispondeva a Bruno Vespa, che lo stava intervistando, che attendeva la fase 2 per accedere al ECPM, con calma. Esattamente il contrario di quello che serviva e servirebbe in queste situazioni, con calma.

Che può fare l’Ambasciata in questa situazione ? Nulla, è chiaro, o almeno molto poco.

Soprattutto quando, nel più puro spirito burocratico italiano, ci si trincera dietro “procedure”, “sistemi” e altre rigidità burocratiche senza senso.

Un esempio ? Ogni tre mesi l’Ambasciata aggiorna le proprie tariffe, che sono tasse, ovvero corrispettivi in danaro per ottenere dalla Pubblica Amministrazione una prestazione, al rischio cambio.

Nulla di male in questo, solo che, in questo modo, viene variato RETROATTIVAMENTE il costo delle prestazioni, ad esempio il rilascio di un passaporto, che ancora non sono concluse (ma sono già state pagate in anticipo) a cavallo della data di adeguamento al cambio monetario.

E sapete perché accade questo ? Perché il sistema funziona così, parola del Console Andrea Rapido Ragozzino. Se non si paga la differenza e non viene registrato il pagamento il sistema non stampa il passaporto del cittadino.

E se la tassa dovesse diminuire ? Beh, in questo caso il cittadino potrà fare istanza di rimborso di quanto gli è dovuto. In ogni caso non troverà il denaro pronto per lui quando si presenterà, suddito obbediente, a ritirare, ad esempio, il suo passaporto, anzi, forse nemmeno ne verrà informato.

Sul sito della Ambasciata a Quito, se si ha il tempo e la pazienza di cercare a lungo, si trova un documento del 20 luglio 2017 che dice che il rimborso di tasse pagate con bonifico per procedimenti non realizzati possono essere richiesti entro 30 giorni dalla data del bonifico, ovviamene senza spiegare come sia possibile farlo, quale sia la bizantina procedura necessaria.

Non resta che attaccarsi al telefono e sperare che risponda chi conosce e vuole dare l’informazione.

Però, visto che la tabella delle tariffe valida fino al 31/12/2020 (la ho scaricata dal sito della Ambasciata ovviamente) dice testualmente “Si accetteranno esclusivamente le ricevute di versamento originali rilasciate dalla banca, non si accettano bonifici diretti sul conto, né copie delle ricevute” è chiaro che non si procederà ad alcun rimborso, presumibilmente in nessun caso.

Il rimborso, dal 2017, è possibile solo per le tasse pagate con bonifico e siamo tutti abituati a sapere che quanto scrive la PA deve essere preso alla lettera!

Ma è da cambiare il sistema se davvero funziona così !! E tocca al personale delle Ambasciate pretendere che gli sia data la possibilità di fare il loro lavoro !! Sono pagati per PROTEGGERE E AIUTARE gli Italiani all’estero, non per fare i burocrati e basta !

E la Farnesina quando imparerà ad ascoltare i cittadini, cioè coloro che ne pagano tutti i costi, personale diplomatico incluso ?