Non esiste “nessun riferimento chiaro”, non ci sono numeri affidabili sull’andamento del contagio nelle aule, su quanti studenti, ma anche quanti docenti e non docenti. Quanti si sono ammalati o addirittura quanti sono i docenti e il personale della scuola deceduto. Non si sa. Nessuno lo dice neppure alla CGIL, neppure ai sindacati della scuola.

“Abbiamo chiesto più volte i dati sulle infezioni nelle scuole e sul personale docente e non docente”, Francesco Sinopoli, segretario Nazionale CGIL scuola risponde alle nostre domande, ma poi sintetizza: “ma ancora non c’è un riferimento chiaro.

Riaprire o non riaprire le scuole? Quando? Ma soprattutto, esiste uno studio nazionale sul contagio in ambiente scolastico?

No. Può sembrare incredibile ma è esattamente così. La decisione su riaprire o meno la didattica in presenza non è basata su alcun dato epidemiologico. Lo chiede anche la CGIL Scuola, da mesi, senza successo.

“Siamo stati noi per primi a chiedere che tra le primissime categorie che dovranno ricevere la vaccinazione anti Covid19 ci fosse il personale scolastico – dice a EC il Segretario Nazionale Francesco Sinopoli  –  perché è evidente che a tutte le misure di sicurezza possibili deve aggiungersi una protezione ulteriore.  Abbiamo chiesto più volte i dati sulle infezioni nelle scuole, e sul personale docente e non docente, ma ancora non c’è un dato chiaro. Inseguiamo opinioni e non dati scientifici. Le singole regioni procedono in ordine sparso e non c’è un riferimento nazionale unico.”.

Stando ai dati del Miur, al 31 ottobre scorso erano 64.980 i casi riportati di contagio da coronavirus nelle scuole elementari, medie e superiori. Numeri non divisi per fasce d’età e che riguardano solo un terzo dei comuni italiani dove ha sede un istituto scolastico.

Il 2 dicembre durante un’audizione parlamentare in Commissione Cultura Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ha detto: “Questa indagine non era nota a noi del CTS. Una prima lettura non mi ha convinto molto, c’erano dei buchi informativi”.

Quindi? Gli ultimi dati disponibili dal Ministero dell’Istruzione riguardano il periodo 23 settembre-10 ottobre.

Il personale docente risultato positivo dal 14 settembre, giorno di avvio dell’anno scolastico, al 10 ottobre è lo 0,133 per cento del totale (1.020 casi su 753 mila insegnanti). Gli amministrativi (collaboratori e personale di segreteria) lo 0,139 per cento (283 casi su 203 mila), gli studenti che risultano contagiati sono pari allo 0,080 per cento (5.793 casi di positività su 7 milioni e 241 mila).

 I docenti positivi sono quindi passati da quasi cinque su diecimila (lo 0,047 per cento) del 26 settembre a oltre 13 ogni diecimila del 10 ottobre. Quasi triplicati. Nell’ultima settimana censita, dal 3 al 10 ottobre, c’è stata una forte accelerazione: da 6 casi su diecimila a oltre 13.

Dai soli 349 del 23 settembre ai 1020 del 10 ottobre: un aumento dei contagi tra gli insegnanti del 300%.

“È chiaro che – continua Sinopoli – nel momento in cui è difficilmente negabile il fatto che ciò che avviene fuori dalla scuola abbia poi un impatto dentro la scuola, e viceversa,  se la didattica in presenza fosse stata davvero una priorità nazionale allora si sarebbero dovute fare altre scelte.  Da mesi. Come abbiamo chiesto.

Invece ha vinto su tutto l’interesse economico, sia sul diritto alla salute che sul diritto alla scuola in presenza. Tempo ce n’era, non è stato fatto nulla. Rafforzamento del trasporto pubblico, per esempio, che vede le Regioni in grave e colpevole ritardo. Andava messo in piedi uno screening sanitario nazionale della popolazione scolastica. Andavano costruiti percorsi specifici per tamponi, analisi, quarantene. Nulla. Insomma si poteva immaginare già da questa estate una gestione più semplice e organizzata del quotidiano e invece ora, con i numeri dei contagi che vediamo, vedremo l’ennesimo rinvio e le scuole continueranno a rimanere chiuse”.