La possiamo anche liquidare come la goliardata dei soliti idioti e possiamo anche tifare per un intervento della legge per perseguire quanti hanno augurato la morte alla senatrice a vita, alla ebrea Liliana Segre, rea di essersi vaccinata, novantenne, al covid. Possiamo, ma ci racconteremmo solo una parte della storia.

L’aggravante del reato ipotizzato, “minacce”, è subdola nella definizione: “odio razziale”.

“È punito con la reclusione da uno a quattro anni […] chi, in qualsiasi modo, incita alla discriminazione o all’odio, o incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Così recita il decreto legge 24/4/1993, quindi legge 205/1993.

Sembra tutto chiaro, ma non lo è per una “sfumatura” che può apparire di lana caprina, ma che invece è sostanziale e, in fondo, è la base del problema di tutta la questione.

Partiamo dal cuore: il razzismo. Che cos’è? Se lo chiedi al vicino di casa o a internet, questo è quel che verrà fuori: “Ogni tendenza, psicologica o politica, suscettibile di assurgere a teoria o di esser legittimata dalla legge, che, fondandosi sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un’altra, favorisca o determini discriminazioni sociali o addirittura genocidio”.

Ma, pur essendo la definizione più quotata sulla rete, è sbagliata, profondamente sbagliata. E l’errore sta nel “sulla presunta superiorità di una razza sulle altre o su di un’altra”.

L’errore non è peregrino, perché, semplicemente, le razze umane non esistono.

E non è che non esistono per una sorta di “politically correct”, non esistono perché non esistono. La scienza, l’antropologia, dice che non esistono.

Quella razzista è una teoria balorda, sbagliata, una puttanata né più né meno, che so, del terrapiattismo. Con la non trascurabile differenza che i terrapiattisti non uccidono nessuno, i razzisti spesso lo fanno.

Il 18 luglio del 1950, quasi 71 anni fa, venne approvata dall’Unesco, cioè dall’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, la nota “Dichiarazione sulla razza” che, in sostanza, dice che le razze non esistono.

E per fugare ogni dubbio, nel 1978 l’Unesco ci tornò su con la Dichiarazione sulla Razza e Pregiudizi razziali: “lo Stato dovrebbe adottare tutte le disposizioni appropriate, comprese quelle legislative, specialmente nei settori dell’educazione, della cultura e dell’informazione per prevenire, interdire ed eliminare il razzismo, la propaganda razziale, la segregazione razziale e l’apartheid e incoraggiare la diffusione delle conoscenze e dei risultati delle ricerche scientifiche, naturali e sociali sulle cause e la prevenzione dei pregiudizi razziali e dei comportamenti razzisti”.

Abbiamo la Costituzione più bella del mondo, eppure all’art.3, nei così detti “Principi Generali”, recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

È chiaro a tutti che “senza distinzione di sesso” vuol dire sia uomini che donne, è chiaro a tutti che “senza distinzione di religione” vuol dire al di là del Dio nel quale si crede, è chiaro a tutti che “senza distinzione di opinioni politiche” vuol dire a prescindere da come uno vota, è chiaro a tutti che “senza distinzione di condizioni personali e sociali” vuol dire sia ricchi che poveri, ma cosa significa esattamente “senza distinzione di razza”? Cosa significa dal momento che le razze umane non esistono?

Il problema, insomma, sta nel manico. Liliana Segre è minacciata e odiata in quanto ebrea e non perché di “razza ebraica”, perché, guarda un po’, la razza ebraica non esiste, come non esistono quella ariana e neppure quella africana, cinese o qualunque altra di voglia identificare all’interno della nostra specie: l’homo sapiens.

Liliana Segre è senatrice a vita, con lei lo è un’altra donna, la scienziata Elena Cattaneo. Prima di loro lo sono state Camilla Ravera e Rita Levi-Montalcini. Quest’ultima una volta ebbe a dire: “Per me quello che conta, in una persona, non è che sia ebrea o cattolica, ma che sia degna di rispetto. E sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti”.