“Le bombe dei poligoni militari sardi non inquinano”. I processi per Quirra e Teulada. Nuovo ritrovamento di materiale sotterrato a Murtas.

Dalla tragedia alla farsa. I processi per l’inquinamento ambientale dei poligoni militari sardi, e per le morti sospette di decine di persone, stanno scivolando verso l’annunciata innocua conclusione.

L’ultima puntata è andata in scena a Lanusei dove l’inchiesta sui ‘veleni di Quirra’ risale ormai a dieci anni fa.

 “Un soffritto fatto in casa produce più nanoparticelle pericolose rispetto allo scoppio di un’ordigno. Perché in pochi secondi gli effetti dello scoppio svaniscono.  Il soffritto no. Il Poligono di Quirra poi è decisamente meno inquinato di una qualsiasi scuola di Cagliari”.

Così il medico competente della base di Perdasdefogu, Marcello Campagna, arrivato al poligono nel 2012. Il professionista, sottoposto all’esame della difesa, delle parti civili e del Pm, ha presentato una relazione nella quale ha evidenziato che nella base militare non ci sono rischi di nanoparticelle, metalli pesanti o altre materie inquinanti. Ha aggiunto inoltre che “non c’è una correlazione scientifica tra persone malate di tumore o decedute a causa dell’inquinamento ambientale”. 

La relazione tra inquinamento ambientale e insorgenza di varie patologie è appunto il nocciolo della questione. Al poligono interforze di Quirra così come al poligono di Teulada.

Per Teulada il PM Emanuele Secci ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per inquinamento e disastro ambientale. A fronte di una documentata compromissione di una porzione della costa di Capo Teulada, estrema punta meridionale della Sardegna, dove in cinque anni sono stati sparati più di 700mila colpi per l’addestramento, non risulterebbe provato il reato di inquinamento a carico degli indagati, alcuni dei quali capi di stato maggiore. Nella stessa indagine in precedenza era caduta l’accusa di omicidio colposo per i morti di tumore nell’area della base militare. Secondo la Procura non era stato riscontrato il nesso tra i decessi e le esercitazioni che avvenivano nel poligono di Teulada. Per la richiesta di archiviazione sull’inquinamento la giudice Alessadra Tedde si è riservata di decidere.

Per Quirra, stessa storia.

Il Poligono Interforze Salto di Quirra nasce nel 1956. È, appunto, un poligono ‘Interforze’. Quindi a disposizione di tutte le forze NATO, non solo all’Esercito Italiano. La gestione è in carico all’Areonautica ma qui si addestrano e fanno ‘esperimenti’ anche Esercito e Marina. Da subito diventa un punto di riferimento per le prove missilistiche. Nei decenni a Quirra e nella parte ‘a mare’ di Capo San Lorenzo viene brillato di tutto. Cosa, di preciso, non lo sa nessuno. Già nel 2000 l’allora sindaco di Villaputzu, Antonio Pili, denuncia l’insorgenza di tumori e neoplasie nella popolazione in una proporzione fuori dalla norma.

L’inchiesta della Procura di Lanusei inizia nel 2011. Una parte del poligono viene sequestrata.

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Nel marzo 2012 il procuratore Domenico Fiordalisi, in seguito alle risultanze delle analisi svolte dal professor Evandro Lodi Rizzini, fisico di Brescia e del CERN di Ginevra, che avevano portato alla luce dati allarmanti sul poligono, indaga 20 persone con l’ipotesi di omicidio plurimo e di omissione di atti d’ufficio per mancati controlli sanitari. Su diciotto salme riesumate, erano stati ritrovati dati superiori alla norma in dodici casi, in particolare era stata riscontrata la presenza di torio radioattivo nei reperti analizzati.

Gli indagati oggi sono 8 e il giudice ha derubricato il reato di disastro ambientale. Oggi l’accusa è per ‘imperizia’, si accusano cioè i comandanti della base di aver lasciato militari e civili a contatto con sostanze pericolose senza prendere precauzioni.

Dice a EC il Procuratore Biagio Mazzeo: “Negano che vi sia un picco di polveri e di inquinanti nei minuti successivi a un brillamento, anche all’aria aperta. Cosa che abbiamo dimostrato essere falsa. Particelle inquinanti rimangono sospese e quando precipitano, inquinano il terreno. E a lungo andare, con il dilavamento delle piogge, possono inquinare anche le falde acquifere.  Noi procediamo con le udienze, da marzo ad oltranza nella speranza di chiudere prima della pausa estiva e  di poter andare a sentenza entro il 2021”.

Poi, Mazzeo ci da una notizia.

É stato confermato il ritrovamento di un altro deposito di materiale di scarto sotterrato nella spiaggia di Murtas, nei pressi dell’area di Capo San Lorenzo, altra zona di esercitazioni militari dove oggi hanno sede diverse aziende di ricerca bellica, come la Vitrociset. Una zona che, tra l’altro, in estate viene anche aperta ai bagnanti. Una spiaggia meravigliosa, acque cristalline ma certo non proprio ‘incontaminata’.

La segnalazione era giunta da una lettera anonima.

“Le solite schifezze che lasciavano i militari” dice Mazzeo.

Si tratta di rottami ferrosi, forse anche residui di bombe, sbarre e altri pezzi metallici. L’area ora è sotto sequestro in attesa di ulteriori analisi.

Ma per la salute dei sardi è certamente più pericoloso un soffritto.