Ormai lo abbiamo imparato: non esiste pandemia che tenga davanti alle esigenze dell’industria.

La terza ondata è arrivata a Brescia. Ospedali in grande difficoltà. Contagi in vertiginoso aumento.

Ma nessun lockdown totale come ha chiesto invece l’Ordine dei Medici provinciale.  “Nonostante l’impegno dei Medici di Medicina Generale nel trattare a domicilio molti pazienti e nel tracciare i loro contatti, i nostri ospedali sono nuovamente in grande difficoltà nell’accogliere e prestare assistenza ad un numero sempre maggiore di malati. Si è già costretti a trasferimenti fuori dalla provincia. Medici e operatori della sanità, stremati da un anno ineguagliabile per stress lavorativo fisico e psichico, sono di fronte ad una nuova, durissima sfida”.

«Indugiare sarebbe imperdonabile – conclude la nota – l’esperienza drammatica e tragica della scorsa primavera non può essere dimenticata»

La decisione è per un “Arancione Rafforzato” ovvero tutte le scuole di ogni ordine e grado chiuse, ‘obbligo di smart-working’ laddove è possibile.

In tantissimi casi però, nel bresciano, non sarà possibile. Basta guardare i dati Istat  sul commercio estero per capire come la vera spina dorsale dell’economia bresciana non si fermi affatto.

Allevamenti di bovini e suini, industria manifatturiera, siderurgia, impiantistica, macchinari agricoli, armi leggere e munizioni.

Secondo le ultime statistiche della Camera di Commercio e Industria Brescia, http://www.bs.camcom.it/files/Studi/Approfondimenti_tematici_2019/forze-lavoro-2018_24_04_2019.pdf su circa mezzo milione di lavoratori attivi nella provincia quasi la metà (220mila) sono direttamente occupati nell’Industria dove il ‘lavoro agile’ è molto difficile se non impossibile.

Ci sono poi alcune realtà uniche in Italia (e non solo): Gardone Val Trompia, un comune di circa 10mila abitanti a 20 chilometri da Brescia, dove si concentra la quasi totalità della produzione di armi leggere in Italia. In una valle abitata da 60mila persone inclusi i comuni limitrofi, il settore delle armi conta più di cinquemila dipendenti e comprende 110 aziende produttrici e altrettante specializzate in munizioni e componenti.

Su tutto domina la fabbrica della Beretta, che ha la sede principale nel centro di Gardone. “La dinastia industriale più antica al mondo”, come viene spesso descritta, è oggi una holding con venti filiali in tutto il mondo. L’enorme produzione industriale della Beretta è composta in gran parte da forniture militari, tra cui quelle destinate alle forze armate italiane, alla gendarmerie francese e all’esercito statunitense, a cui la Beretta ha fornito per trent’anni le pistole di ordinanza.

Come nella scorsa primavera durante il primo lockdown il settore delle armi è considerato ‘essenziale’.

Lo scrivevamo nel marzo di un anno fa, nulla è cambiato.

https://estremeconseguenze.it/en/2020/03/24/lindustria-delle-armi-e-essenziale-per-la-guerra-al-covid-19-per-decreto/

L’industria delle armi è importante per il nostro paese.

Nel corso del 2019, secondo Rete Disarmo, si sono registrate autorizzazioni di movimenti in uscita dall’Italia di materiale d’armamento per un controvalore di 5.174 milioni di euro. Dal 2014 ad oggi il valore del nostro commercio di armamenti è cresciuto dell’80%. 84 i Paesi destinatari. L’Egitto, nostro partner preferito, è seguito dal Turkmenistan con 446,1 milioni (nel 2018 non era stato destinatario di alcuna licenza). Al terzo posto si colloca il Regno Unito con 419,1 milioni complessivi. Fra le prime 10 destinazioni delle autorizzazioni all’export di armi italiane nel 2019 troviamo 4 Paesi NATO (2 dei quali anche nella UE) insieme a 2 dell’Africa Settentrionale (l’Algeria oltre al già menzionato Egitto), 2 asiatici (Corea del Sud insieme al già citato Turkmenistan) ed infine Australia e Brasile. Complessivamente il 62,7% delle autorizzazioni per licenze all’export ha come destinazione Paesi fuori dalla UE e dalla NATO.  Per quanto riguarda le imprese, ai vertici della classifica delle autorizzazioni ricevute troviamo Leonardo Spa con il 58% seguita da Elettronica spa (5,5%), Calzoni srl (4,3%), Orizzonte Sistemi Navali (4,2%) e Iveco Defence Vehicles (4,1%). Le importazioni totali registrate sono state pari a 214 milioni di euro, per il 68% con origine negli USA e per il 14% provenienti da Israele.

Eppure sui luoghi di lavoro ci si contagia. Eccome. E non solo negli ospedali.

I contagi da Covid-19 denunciati all’Inail alla data dello scorso 31 dicembre sono stati 131.090, pari al 23,7% delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto nel 2020 e al 6,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data.

I decessi per Covid rilevati al 31 gennaio in conseguenza al contagio sul luogo di lavoro sono 461, circa un terzo del totale dei decessi denunciati dal gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data. L’aumento rispetto ai 423 casi rilevati al monitoraggio del 31 dicembre è di 38 casi, di cui 13 avvenuti a gennaio 2021, 16 a dicembre e sette a novembre 2020. A differenza del numero dei contagi, i casi mortali sono concentrati soprattutto nella prima ondata. Il 72,9% dei decessi da Covid-19 denunciati all’Inail, infatti, sono avvenuti nel trimestre marzo-maggio 2020, con un picco del 40,8% nel solo mese di aprile, contro il 24,3% del periodo ottobre 2020-gennaio 2021. I casi mortali riguardano soprattutto gli uomini (82,9%) e le fasce di età 50-64 anni (71,1%) e over 64 anni (19,1%).

https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-denunce-contagi-covid-31-dicembre-2020.html&tipo=news