Non so quanto sia corretto tirare in ballo Lucio Dalla, del quale, essendo morto e nato all’inizio di marzo, a giorni ricorrono diversi anniversari, per spiegare cosa cambia con la “variante inglese” del covid.

Però, sentendo parlare Guido Bertolaso tra i banchi del Consiglio della Regione Lombardia, a me è venuta in mente la sua canzone dal titolo “Siamo dei” del cantante bolognese.

Presente il passaggio, quello che fa “Un momento, un momento, ho anch’io qualche argomento.
Ho un amico che è un campione di rock e riesce a ballare,
Per tre giorni e tre notti senza doversi fermare.
E un’altro che ha la voce da basso e con una mira
Che ti stacca la coda di un cane con un sasso, se lo tira”.

La variante inglese è un po’ quell’amico lì, non quello “campione di rock”, ma l’altro, quello “con la voce da basso” e soprattutto “con una mira che ti stacca la coda di un cane con un sasso se lo tira”.

Bertolaso, ovviamente, l’ha raccontata in un modo diverso, ma altrettanto informale.

Era dietro i vari plexiglas che separano le varie sedute degli “onorevoli regionali” e ha detto, testuale: “gli scienziati veri ci dicono che il contagio per l’epidemia di covid al quale siamo abituati, del virus classico, quello dell’anno scorso, avviene a una distanza fra persone più o meno tra me e la persona che sta qui davanti. Diciamo un metro e mezzo, due. Il contagio provocato dalla variante inglese ci fa dire che, se noi siamo colpiti dalla variante inglese, arriviamo a contaminare quei due signori che stanno sui banchi là infondo. Per darvi idea della velocità e capacità di diffusione della variante inglese rispetto alla variante normale”.

Ora è facile immaginare come l’espressione “chi me lo ha fatto fare di sedermi qui”, della signora che si era trovata seduta di fronte a Guido Bertolaso, sia rimbalzata sulla faccia dei “due signori che stanno sui banchi là infondo”.

Quelli diventati a sorpresa, brutta e imprevista sorpresa, possibili code di cane per “l’amico con la voce da basso” di Lucio Dalla. Insomma, addio “distanza boccale” di un metro, ammesso abbia mai avuto un senso.

Credo che tutti ci ricordiamo quando lo scorso autunno la parola “boccale”, che da sempre veniva associata alla pinta di birra, improvvisamente era diventata elemento di misurazione da bocca a bocca.

Nella fattispecie, in quelle settimane dello scorso anno, la questione era che non erano i banchi degli studenti che dovevano stare a un metro di distanza, ma le loro bocche.

Se la facile prima considerazione è che ora bocche e banchi non possano più stare da qui a qua, ma da qui a là, la seconda, altrettanto logica, è che quel che vale a scuola, a senso, dovrebbe valere ovunque.

Secondo quanto detto da Guido Bertolaso e non solo, il covid si batte con il vaccino e, fintanto che il vaccino non c’è, con la distanza. Quella di prima, moltiplicata per tot.

I banchi delle scuole, i tavoli dei ristoranti, le scrivanie in ufficio, i torni nelle fabbriche e via via così.

Si cambia taglia, da “large” a “extralarge”, per poi dimagrire quando il vaccino avrà creato la famosa immunità di gregge.

Più che si cambia, si dovrebbe cambiare, perché le aule a scuola non si possono allargare, gli uffici neppure e provate voi a spostare un tornio.

Quindi, la sola cosa che si può fare è cambiare le norme. Mascherine, igienizzazione, smart working, dad, lockdown.

Ma questo significa aumentare i costi di produzione, essere meno concorrenziali, guadagnare e spendere meno.

Oppure si può continuare a fare tutto come prima, finendo, inesorabilmente, per dar ragione a quel tale che 150 anni fa sentenziava: “Se il denaro, secondo Augier, viene al mondo con una macchia di sangue sulla guancia, il capitale nasce grondante sangue e fango dalla testa ai piedi”. Karl Heinrich Marx, Das Kapital, 1867.