Era il 28 luglio del 1981, tra poco saranno 40 anni tondi tondi, quando il quotidiano La Repubblica pubblico su quattro pagine un’intervista, fatta dal direttore Eugenio Scalfari, al segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer.

Sebbene il titolo fosse “dove va il PCI”, quelle quattro pagine storiche per tanti e vari motivi, sono passate per essere il manifesto della “questione morale”, il grande lascito di etica civile del leader comunista.

La rivendicata “diversità” del PCI e del “suo popolo” è stata riesumata in periodo di tangentopoli, sottolineandone in particolare l’aspetto della professata onestà.

Ma se la “questione morale” fosse solo questo, con rispetto parlando, bastava e avanzava il biblico “non rubare”.

L’intervista, che val la pena essere riletta, va oltre e disegna la weltanschauung, la visione del mondo o, azzardando la blasfemia, il catechismo comunista.

Il segretario del PCI infatti elencava quello che i comunisti fanno e non fanno. È asciutto nelle risposte e questo non lascia adito a chissà quali interpretazioni.

Nel 1981 non c’era Fratelli d’Italia, non c’era Alleanza Nazionale, ma c’era il Movimento Sociale Italiano o, per dirla con Berlinguer, “i fascisti dell’MSI”. Sintetico, efficace, pane al pane.

Ho ripensato a quel passaggio del 1981, subito dopo aver ascoltato l’intervista, non una chiacchierata tra amici, al professor Giovanni Gozzini, docente dell’Università di Siena, nella quale l’accademico copre di improperi, per altro giudicati sessisti, la leader di Fratelli d’Italia e dei Conservatori Europei, Giorgia Meloni.

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Ho visto che la pubblica opinione si è divisa tra una condanna senza sconti e una giustificazionista riassumibile in “la propaganda populista e sovranista della Meloni è peggio di qualsiasi frase del prof. Gozzini”.

Personalmente, pur sposando la prima posizione, credo che si dovrebbe aggiungere la “questione morale” berlingueriana e tornare a un concetto tanto odiato dai non comunisti: la “superiorità morale”.

Cerco di essere meno criptico, certe cose non possono avere cittadinanza nel dire e nel confronto civile, ma soprattutto nessuna devono averne per chi si schiera a sinistra, per quella che un tempo era l’area comunista, per la mia parte, insomma.

Se è vero che populisti e sovranisti hanno sdoganato certe modalità, non devono e non possono avere alloggiamento alcuno a sinistra.

Certo, a leggere l’intervista del 1981, ci sarebbero tante altre cose che non si sarebbe dovuto sdoganare, mi sa.

Eugenio Scalfari: “ Chi ci dice che, in condizioni analoghe a quelle degli altri, non vi comportereste allo stesso modo?”

Enrico Berlinguer: “Lei vuol dirmi che l’occasione fa l’uomo ladro. Ma c’è un fatto sul quale l’invito a riflettere: a noi hanno fatto ponti d’oro, la Dc e gli altri partiti, perché abbandonassimo questa posizione d’intransigenza e di coerenza morale e politica. Ai tempi della maggioranza di solidarietà nazionale ci hanno scongiurato in tutti i modi di fornire i nostri uomini per banche, enti, poltrone di sottogoverno, per partecipare anche noi al banchetto. Abbiamo sempre risposto di no. Se l’occasione fa l’uomo ladro, debbo dirle che le nostre occasioni le abbiamo avute anche noi, ma ladri non siamo diventati. Se avessimo voluto venderci, se avessimo voluto integrarci nel sistema di potere imperniato sulla Dc e al quale partecipano gli altri partiti della pregiudiziale anticomunista, avremmo potuto farlo; ma la nostra risposta è stata no. E ad un certo punto ce ne siamo andati sbattendo la porta, quando abbiamo capito che rimanere, anche senza compromissioni nostre, poteva significare tener bordone alle malefatte altrui, e concorrere anche noi a far danno al Paese”.