“Comportatevi bene” e poi aggiungeteci quel che volete a seconda delle regioni, province, valli, paesi di origine: “ragazzi”, “fioi”, “bocia”, “bagai” e via così.
Per quanto mi riguarda, le mie nonne usavano a seconda della gravità o “fioi”, se serie e accorate, o “bocia”, se l’ammonimento era scherzoso.
Per dirla tutta il “comportatevi bene” era più un tentativo, un’intenzione, perché il dialetto aveva il sopravvento e inesorabilmente l’italiano veniva sostituito da un “comporteve ben”e, magari, un “me racomando” di rinforzo, con una “c” sola, rigorosamente e il “me” foneticamente accentato.
È alle mie nonne che ho pensato ascoltando l’appello del sindaco di Milano Beppe Sala nel suo accorato appello via social che in sintesi suonava così: “siamo gialli fino a domenica, arancioni da lunedì per norma, in realtà però il contagio è già fuori controllo, in giro siete in troppi senza mascherina, vi ho visti birichini, questo ultimo we giallo comportatevi bene”.
Si vede però che “nonna Sala” non è piaciuta granché, almeno stando alla sfilza di commenti sotto il suo “video post” che, con toni più vari, hanno detto al sindaco “fate più controlli”, “vigilate sui mezzi pubblici”, “completate le piste ciclabili”, eccetera, eccetera. In sintesi han suggerito al primo cittadino di Milano di fare il Sindaco.
Sala, per parte sua, con il tono paterno, ai suoi concittadini, ha detto: “guardate che questo we aumentiamo i controlli”.
Le foto e le cronache dalla città hanno invece raccontato lo sbando totale. Le vie dello shopping intasate. File ai negozi e, poi, la vergogna di Darsena e Navigli.
Migliaia e migliaia di persone, spesso mascherine neppure accennate. La zona pedonale trasformata in un’enorme discoteca a cielo aperto o focolaio, se siete usi al gergo epidemiologico.
Le milanesi e i milanesi non si sono comportati bene quanto il sindaco avrebbe voluto, è evidente. Primo cittadino che proprio ai frequentatori dei Navigli aveva fatto l’appello più accorato.

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È andata male, se non che, a differenza delle mie nonne, il sindaco, Beppe Sala, poteva chiudere le vie a rischio affollamento o meglio da affollamento annunciato. È nei suoi poteri, nei suoi doveri, direi.
Il Primo cittadino, però, a differenza delle mie nonne, ha l’ansia e il bisogno del voto dei milanesi nelle prossime elezioni amministrative, anche degli ascoltatissimi esercenti della movida che già seguì, un anno fa, in uno sfortunatissimo, virulentissimo, letalissimo: “Milano non si ferma”, con apericena annesso.
Milano sceglierà il suo sindaco il prossimo autunno, pare che Beppe Sala non abbia gradito il rinvio della tornata elettorale: ogni volta infatti che dal cappello del centrodestra esce un nome un po’ meno di sconosciuto, i sondaggi danno perdente l’attuale inquilino di Palazzo Marino.
L’ultimo dato per vincente è il settantenne Gabriele Albertini, già sindaco di Milano, passato alla storia cittadina per la frequentazione in mutande di certe passerelle della moda e per aver definito il suo ruolo di primo cittadino al pari di quello di un “amministratore di condominio”.
Il professionista che gestisce lo stabile dove abitiamo, ci ha detto che l’assemblea di condominio non si può fare in presenza per le regole anti-pandemia e che in caso di assembramento chiamerà la polizia, ma lui non fa il sindaco, non ancora almeno.