Lo so che esce il venerdì, ma per me è lettura della domenica, anzi della colazione domenicale, quella lunga fatta di brioche alla crema e cappuccino con tanta schiuma, quindi una sequenza di caffè allungati con acqua calda, finti americani, insomma, tanti quanto dura lo sfoglio o la vescica.

In cima alla mazzetta, come un tempo si diceva la somma dei quotidiani e periodici da leggere, c’è sempre Internazionale, con la sua bella scelta di “notizie, commenti, articoli, reportage, foto e video da tutto il mondo”.

Questa domenica 28 febbraio non ha fatto eccezione. Tazza fumante sulla destra, occhiali sul naso, sinistra a sfogliare la rivista diretta da Giovanni De Mauro.

Un titolo, le prime righe di un pezzo, una didascalia alle foto. Subito dopo il prevedibile quanto doveroso approfondimento sul
Congo e la morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere che lo accompagnava, Vittorio Iacovicci, e dell’autista del loro mezzo, Mustapha Milambo Maguma, a pagina 29 c’è una pagina dal titolo “Il covid-19 in cifre”.

Sono, per ovvi motivi di stampa, fermi al 24 febbraio. Un riquadro è dedicato all’Europa e in particolare ai “Paesi con maggior numero di nuovi casi al giorno”, media settimanale.

In testa, quattro giorni fa, c’era la Francia, 20.109, quindi l’Italia 13.224, Regno Unito 10.882.

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Sono andato a vedermi i dati degli ultimi 7 giorni aggiornati al 27 febbraio, ieri.

Francia, 21.840 nuovi contagiati, Italia 16.004, Regno Unito 9.263.

Nelle scorse 24 ore, invece, la Francia ha registrato 23.996 nuovi infetti, l’Italia 18.902, il Regno Unito 7.434.

I decessi in Francia nelle scorse 24 ore sono stati 185 e la media degli ultimi sette giorni 312, in Italia ieri sono stati 280 e 289 la media dell’ultima settimana, nel Regno Unito 290 e 334 è stata la media dei sette giorni precedenti.

Da qualsiasi angolazione la di guardi, in Francia le cose vanno stabilmente male, in Italia peggiorano sensibilmente, nel
Regno Unito migliorano sensibilmente.

“The end is in sight”, “si vede la fine”, è il titolo del Times di Londra del 25 febbraio, che, a quanto pare, ci aveva visto giusto.