“Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”.

È l’esilarante frase che John Belushi pronuncia in The Blues Brothers per giustificarsi con la ex fidanzata abbandonata sull’altare. È talmente conosciuta e ripetuta da aver sostituito l’espressione “arrampicarsi sui vetri”, che fa molto meno ridere, un po’ come le giustificazioni, assai assonanti con quelle di Belushi, che ha dato il sindaco Beppe Sala, di cui sono piene le pagine di cronaca dei quotidiani, a giustificare gli ingiustificabili assembramenti di Milano lo scorso sabato sera.

Più eloquenti forse sono le parole riportate di qualche barista che, in sostanza dice: senza controlli, non siamo noi che possiamo far rispettare le regole anti-contagio.

A me l’ha spiegata meglio il gestore di un locale dietro Porta Venezia che guardava con me urlanti esercenti che, tra i suoi tavoli, senza mascherina, visibilmente alterati dall’alcol e dall’eccitazione, si palleggiavano urla, slogan, canzoni.

“Si mandano i messaggini e se il tuo diventa uno di quei pub dove tocca rispettare alla lettera le regole di mascherine e distanziamento, sei finito, non viene più nessuno”.

Non so se sia vero, ma il suo locale è trasparente, quel che accade dentro lo possono vedere tutti, forze dell’ordine comprese, e ieri lì si è festeggiato fino all’ora di chiusura.

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“E rischi pure de fatte menà, se fiati”, aggiunge a mo di giustificazione, con la confidenza imbarazzata del dialetto.

Il 5 novembre scorso, io e Daniele De Luca venimmo minacciati di morte perché invitammo un tale a mettersi la mascherina, se proprio voleva gironzolare berciando tra i tavoli di una battuta pasticceria. Il fato volle che passasse di lì un poliziotto in borghese, che spiegò vita e regole anti-covid all’arrogante signore. Subito dopo cameriere e barista vennero a ringraziarci.

Perché poi, in assenza di regole rispettate, in un niente si passa alla legge del più forte e la pandemia tanti ha reso deboli, tra questi sicuramente baristi e ristoratori in astinenza di scontrini, fatture e guadagni in genere.

Forte invece diventa, a quanto pare, chi impugna un bicchiere di un aperitivo. Più forte di chi glielo serve, ma, addirittura e incredibilmente, più forte del sindaco della seconda più grande città metropolitana d’Italia.

Il cliente, si sa, ha sempre ragione e l’elettore, anche.