Fa impressione a pensarci che fino a un anno fa ci si divideva, e divideva per davvero, su principi, storia, ideali e ora su mascherine si, mascherine no, lockdown si, lockdown no, addirittura covid si, covid no.

Possiamo anche raccontarci che la politica sanitaria sia una coerente branca o emanazione della visione politica generale, ma i fatti sembrano contraddire una simile versione.

I gruppi politici, partiti o movimenti che siano, in questo momento sembrano stare insieme con lo sputo, come si diceva un tempo per le cose attaccate ancora per miracolo.

Il covid pare aver fratturato ogni gruppo che prima stava insieme per vocazione ed elezione.

E parrebbe non essere solo una questione di categorie classiche, non è, per fare un esempio, l’antagonismo destra-sinistra, fascisti-comunisti, partiti-movimenti, lotta-governo.

I così detti rigoristi anti-covid e, per contro, quelli, come si dice?, meno-rigoristi? Va beh, comunque sia, sono distribuiti a pioggia nei più vari consessi politici, generazionali e, persino, familiari.

Quando cadde il muro di Berlino e poi il PCI cambiò nome, nel così detto popolo comunista si creò una lacerazione, talvolta insanabile, nelle sezioni, nelle fabbriche, nei gruppi amicali, anche nelle famiglie, tra chi riteneva necessaria una cesura e l’avvio di una nuova storia e chi non voleva mettere in soffitta la falce e martello e quel che quel simbolo incarnava.

PUBBLICITÀ

Quel periodo e quelle scelte furono dilanianti a sinistra, compagni divennero ex compagni, amici ex amici, famiglie ex famiglie, oggi qualcosa di simile sta succedendo in ogni parte politica, sociale, umana del nostro Paese e, forse, non solo.

Si può declassare l’attuale frattura a mascherina si, mascherina no, negozi aperti si, negozi aperti no, teatri aperti si, teatri aperti no, dad si, dad no, ma sarebbe una semplificazione.

Dietro ognuna di queste posizioni c’è infatti una versione del mondo, ma anche una costruzione articolata di priorità.

Il persistere della pandemia, più che radicalizzare posizioni, le sta consolidando e, quindi, chi sta qui, starà qui, e chi sta là, starà là. Due partiti, nel senso di parte e non di organizzazione, con i suoi estremismi e moderatismi, che sembra sempre meno reversibile.

Quando, presto o tardi, la pandemia sarà archiviata, non si potranno ritrovare a braccetto rigoristi e non rigoristi. Le macerie, insomma, non saranno solo economiche e sociali, ma anche politiche.

E tutto questo, incredibilmente, è accaduto per un virus, per una malattia, decisamente più veloce e forse rivoluzionario di certi spettri che nell’ottocento si aggiravano per la nostra vecchia piccola Europa.

Nella speranza che il suo essere già passata da certe morbose e letali ideologie, l’abbiano resa immune, anche alle più recenti loro varianti.