Ammetto che leggere la parola “borghese” ha per me il sapore della reminiscenza proustiana. Vi ricordate nella “Recherche du temps perdu”? La pagina dove Marcel intinge una “petite madeleine” nel tè e via con i ricordi?

Quando ho letto la parola “borghese” ecco riaffiorare frammenti di vita: la lotta di classe, gli slogan politicamente scorrettissimi di certe manifestazioni, scritte immortalate da foto in bianco e nero e via così.

Bizzarro però che a spolverare questa parola a mo’ di insulto sia l’estrema destra, estrema estrema, fascista, neo fascista, post fascista e fascio qualcosa.

“Non siamo timidi borghesi che invocano soluzioni di comodo”, così si legge in uno dei comunicati che rimbalzano sui “loro” canali social, di telegram in telegram.

La frase, così estrapolata dal contesto dice poco o nulla, lo so, ma nel contesto, bizzarramente, dice ancora meno. Queste parole con i colori vintage degli anni ‘70 provengono infatti dalla “propaganda anti-immigrati”.

“Propaganda anti immigrati” non rende l’idea, l’invito infatti è di andare a pestare i non italiani, “gli allogeni”, come vengono definiti, o meglio “gli allogeni” e i loro “tutori progressisti”.

Roma, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Brescia, è qui che si sta muovendo “l’avanguardia” dei giovani picchiatori. Ragazzini che non superano i 25 anni, pare, e che, impossibilitati dal lockdown del calcio ad andare a menar le mani negli stadi, han pensato bene di riciclarsi in chiave anti “allogeni”.

C’è lontananza, ma non equidistanza dalla politica. È evidente che “tutori progressisti” non sono da intendersi gli appartenenti ai partiti di tutto l’arco costituzionale.

Il fenomeno da noi è vagamente romano e decisamente targato nord est. La dinamica in Italia agli esordi, ma non troppo, è ormai regola consolidata in Germania e in Francia, dove, in qualche modo, è sdoganata, come avviene, spesso, con le cattive abitudini.

Eppure dietro quel “borghese”, così affascinante per questi “ragazzi perduti”, che solo qualche decennio fa si sarebbero definiti sottoproletari, c’è la matrice, per così dire, culturale e ideologica che sottende a questo “rondismo”.

È quella della “destra nera” delle stragi e delitti susseguenti, quella di quegli imbiancati signori, che, magari appena usciti dalle patrie galere, tornano, con il fascino dei guru, a far circolare tra piccoli uomini parole d’ordine senza senso, ma dall’eco fascinoso.

Roba da sociologi e, domani, storici, si potrebbe pensare, se non che i pestaggi ai danni degli immigrati ci sono per davvero.

Quelli di cui abbiamo notizia, ovviamente, perché uno dei vantaggi di picchiare chi può stare in Italia solo se non disturba troppo, è che spesso sta semplicemente in silenzio, anche quando picchiato selvaggiamente.

Può sembrare idealismo spicciolo, ma per disarmare tirapugni e in generale i neri rondisti, c’è un’unica arma e sono i diritti. I diritti negati.

Distratti dal drammatico e spesso tragico flusso di migranti per mare e per terra, tendiamo a dimenticarci che la cittadinanza negata è ciò che rende disarmate donne e uomini provenienti da tanti altrove.

Disarmati verso i picchiatori, ma anche verso gli aguzzini, verso gli approfittatori, verso gli sfruttatori.

Ma questa è ovviamente solo la nostra opinione, la modesta opinione di noi “tutori progressisti”.