Ma tu pensa se ci tocca pure gioire che qualcuno sia morto di infarto “per cause non riconducibili al vaccino AstraZeneca”, però è a questo che ci siamo ridotti e non è granché, fidatevi.

È disumano, questa è la realtà e forse è sano, e pure un po’ igienico, che c’è lo diciamo senza troppi sconti e alibi per questo macabro teatrino che fa il paio con l’ormai scontata indifferenza ai quotidiani morti per covid.

Per la cronaca, nelle scorse 24 ore hanno perso la vita in 502 e il totale ha scavallato un altro migliaio, ha infatti raggiunto i 103.001. Lo trovate a pagina 9 del Corriere della Sera, che però ha il merito di essere tra i pochi giornali a “ostinarsi” a dedicarci un articolo.

Ovviamente mentre scrivo altri sono già morti e finiranno nel bollettino di domani e così andrà dopo domani e fra tre giorni e via nelle settimane, mesi a venire.

Una lista di lutti che a questo giro sarà riconducibile anche a questo “stop precauzionale” al siero anglo-svedese, che, genererà, anzi ha già generato un ritardo nelle vaccinazioni di giorni, forse di settimane, per tutti i finora non vaccinati.

E ormai abbiamo l’esperienza e le cicatrici per sapere che ogni minuto senza vaccino è buono per infettarsi e alimentare la dinamica di malattia, di ospedalizzazione e, nei casi più drammatici, di morte.

Quel che forse è ancora più grave è che questo “stop and go” a AstraZeneca sarà buona linfa per ogni teoria cospirazionista anti vaccino e anti big pharma, quelle di cui abbiamo visto premessa nelle scorse ore, quelle che invitano e inducono alcuni a non tutelarsi dal virus che ci tiene in ostaggio da oltre un anno.

Adesso possiamo allenarci al tiro al piccione e prendercela con i politici che hanno sospeso, con le farmaceutiche che si fanno gli sgambetti, con i magistrati che hanno sequestrato, con i lunghi tempi di valutazione delle agenzie del farmaco e, ovviamente, con le piattaforme social che non hanno censurato i dispensatori del dubbio.

Un esamino di coscienza però credo che anche certi giornali e certi programmi televisivi, anzi, certi programmi televisivi e certi giornali, ché si sa che non legge più nessuno, dovrebbero farselo.

Il covid non è una squadra di calcio, i vaccini non sono una band di San Remo e non esiste una par condicio da rispettare tra chi dice che “il coronavirus è una normale influenza” e chi no, tra chi dice che “i vaccini uccidono” e chi no, tra chi dice che “muoiono solo i vecchi” e chi no. Eppure tutte queste opinioni hanno trovato in queste settimane e, prima, in questo anno in più o meno blasonati programmi tv e pagine di carta.

La verifica delle fonti, cioè di quel che gli intervistati dicono, fa parte del nostro mestiere, così come il rispetto delle carte deontologiche che tanto dettano sull’informazione intorno a medicine e malattie.

E lo so che non rispettarle fa tante vendite, ascolti, introiti pubblicitari, purtroppo, però, in questo caso più che in altri, fa anche morti, tanti, troppi, anche se non fanno più notizia.