La tromba di Paolo Fresu ha fatto da colonna sonora alla prima giornata in memoria delle vittime del covid, che, con le scorse 24 ore sfiorano quota 104 mila, 103.885.

Diretta televisiva e in streaming via web per permettere a tutta Italia di seguire l’inaugurazione del monumento commemorativo.

Un monumento vivo: un bosco a pochi metri dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII, della città simbolo della strage della così detta prima ondata.

Qui di seguito riportiamo la trascrizione integrale dei loro interventi.

A presenziare, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, Ave Vezzoli, coordinatrice infermieristica di pneumologia proprio dell’Ospedale Papa Giovann XIII e il Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Qui di seguito le trascrizioni integrali dei rispettivi interventi.

*** INTERVENTO DI GIORGIO GORI (trascrizione integrale)

Signor Presidente del Consiglio, autorità, cittadine, cittadini,

avremmo voluto che questo prato oggi fosse pieno di persone, avevamo sognato che questa giornata segnasse la fine della lunga e dolorosa pagina della pandemia. Non ci siamo ancora però, manca poco, ma non ci siamo ancora. Anzi nelle ultime settimane i contagi sono tornati a salire e sono state decise nuove restrizioni. Abbiamo dovuto adottare un protocollo particolarmente rigoroso, anche oggi. Siamo quindi grati alla RAI che trasmette oggi in diretta questa cerimonia e ci avvicina a chi oggi non può essere qui con noi.

Signor Presidente del Consiglio, grazie per aver scelto di essere a Bergamo nel giorno che il Parlamento ha intitolato alla memoria delle vittime delle epidemie di covid19. Grazie per aver voluto partecipare alla commemorazione dei nostri morti: 670 circa, nella sola città di Bergamo. 6.000, circa, in tutta la provincia. Numeri, ma ognuno di loro è una storia spezzata, affetti spazzati via, lo strazio di chi ha voluto loro bene. Non c’è bergamasco che non abbia dovuto dire addio a qualcuno a cui voleva bene.

Dobbiamo dire circa, perché non sappiamo con precisione quante siano state le vittime bergamasche del coronavirus. Questi dati li abbiamo ricavati dalle anagrafi dei comuni e li ha poi certificati l’ISTAT. Rappresentano la differenza tra i decessi avvenuti tra marzo e maggio nel 2020, rispettivamente in città e in tutta la provincia, e quanti mediamente se ne contavano nello stesso periodo negli anni precedenti. È una statistica, non è un elenco completo.

Ciò che colpisce è che questi numeri raddoppiano quelli delle vittime ufficialmente accertate. La metà dei nostri morti non figura nelle statistiche ufficiali riguardanti la pandemia. Migliaia di nostri concittadini, centinaia in città, sono deceduti con i sintomi del covid, ma senza una diagnosi.

Sono morti nelle loro abitazioni o nelle case di riposo, senza che fosse possibile fare loro un tampone, perché a marzo del 2020 i tamponi erano pochi e bastavano appena per i casi più gravi, per chi veniva ricoverato in ospedale.

Non avremmo quindi potuto compilare un memoriale esaustivo, incidere su una grande lapide tutti i nomi delle persone amate, padri, madri, nonni, fratelli, amici, colleghi che il covid ci ha portato via. Avremmo sicuramente dimenticato qualcuno.

Abbiamo scartato anche l’idea di un monumento, di una statua, di un’istallazione artistica, abbiamo deciso di onorare la memoria delle vittime dell’epidemia con un’opera viva. Con un monumento che respira: realizzando un bosco di alberi e arbusti insieme all’Associazione dei comuni virtuosi. Le piante che vediamo oggi sono 100, ma alla fine saranno 850 e qui prevediamo che si svolgano incontri dedicati ai bambini e alle famiglie, laboratori, lezioni di educazione ambientale per le scuole.

Il bosco della memoria nasce a pochi passi dall’Ospedale Papa Giovanni, il principale presidio sanitario di questa provincia, trasformato dalla scorsa primavera in una trincea della lotta contro il virus, dove ancora oggi decide di persone sono ricoverate in gravi condizioni. Dove tanti hanno purtroppo perso la loro battaglia, ma molti di più sono stati tratti in salvo grazie alla capacità e alla straordinaria abnegazione di medici, infermieri e personale sanitario.

È impossibile onorare chi non c’è più senza dire grazie a chi ha consentito che tanti avessero salva la vita. Un bosco, Signor Presidente del Consiglio, è anche un simbolo di speranza. Bergamo si è trovata suo malgrado a essere l’epicentro prima ondata della pandemia in Europa, tanto da diventare la città simbolo della tragedia che ha segnato la primavera del 2020.

Il 18 marzo è il giorno dei camion di Bergamo, di quello straziante corteo di mezzi militari che trasportavano in altre città le salme dei nostri concittadini. Troppe perché fossimo in grado di accompagnarle tutte alla cremazione. Ma Bergamo vuole diventare anche la città simbolo della rinascita. Il bosco che oggi inauguriamo è un messaggio di positività e di speranza che da Bergamo rivogliamo a tutto il nostro Paese, ancora impegnato nella lotta contro il covid e alle prese con le vaccinazioni a cui affidiamo l’aspettativa di vedere finalmente conclusa questa terribile prova.

La tenacia e l’operosità della gente bergamasca, tradotto in mille gesti di solidarietà nei momenti più tragici della pandemia, la scorsa primavera, definiscono lo spirito con cui vogliamo ripartire e contribuire a determinare il futuro della nostra comunità e del nostro Paese. La sua presenza qui, Signor Presidente del Consiglio, ci fa sentire che lo Stato c’è e che vuole manifestarci la sua vicinanza.

Il 28 giugno scorso la partecipazione del Presidente Mattarella al Requiem che dedicammo a queste stesse vittime del covid, fu per noi una carezza dopo quattro mesi di dolore. Oggi la Sua presenza ci comunica fiducia. Confidiamo in una gestione efficiente della campagna vaccinale. Nel sostegno tempestivo e adeguato alle famiglie, alle categorie e alle imprese penalizzate dalle misure di contenimento dell’epidemia e nel miglior uso delle risorse dedicate dall’Europa al rilancio del nostro Paese.

Bergamo «mola mia», Bergamo non arrenderti, è stato lo slogan che ci ha accompagnato nei momenti più duri. Bergamo non ha mai mollato, siamo qui a testimoniarlo. Ma questo è anche l’invito che attraverso Lei rivolgiamo a tutti gli italiani, nel ricordo commosso dei nostri amici che non ci sono più. «Mola mia», «teniamo duro» e lavoriamo insieme per ottenere un futuro migliore.

*** INTERVENTO DI AVE VEZZOLI (trascrizione integrale)

Buon giorno, buon giorno a tutti, buon giorno signor Presidente del Consiglio Mario Draghi,

sono molto onorata di essere qui in rappresentanza dei colleghi sanitari e di portare la mia testimonianza, non nego la mia forte emozione.
Dall’inizio della pandemia è trascorso ormai un anno, ma alcuni ricordi rimarranno per sempre.

È stato un evento travolgente, di una gravità straordinaria, percepita nell’immediato, sin dai primi pazienti quando arrivavano già gravi e le loro condizioni precipitavano in modo troppo veloce.

Un susseguirsi di eventi che ci incalzavano rispetto alle decisioni da prendere e le cose da fare. Noi che sapevamo curare, che sapevamo guarire, ci siamo trovati a far fronte a un elevato numero di perdite che non potremo mai dimenticare. Soprattutto oggi 18 marzo, giornata in loro memoria.

A fronte però anche di un elevatissimo numero di persone che siamo comunque riusciti a dimettere e a seguire nei mesi successivi con dei follow up dedicati a loro, sono molto orgogliosa di far parte di un sistema che non mi ha mai fatto sentire sola, che mi ha supportata.

Sentivo di lavorare con tante altre persone che avevano una forza impressionante, dal barelliere alla direzione, si lavorava tutti, tanti, molte volte senza una sosta, ma con un grande senso di solidarietà professionale e umana senza precedenti.

Un supporto forte lo abbiamo avuto anche dalla formazione e dall’organizzazione. Abbiamo fatto un lavoro enorme e fondamentale per apprendere nuovi protocolli, nuove cure che la ricerca scientifica man mano ci suggeriva e ci permetteva di lavorare tutti insieme e in velocità.

Un supporto da parte di operatori che venivano da altri ospedali, stranieri, Forze Armate, Protezione Civile, Croce Rossa.

Poi c’è stata la consapevolezza alla fine della prima fase che l’emergenza fosse superata… ma non conclusa.

*** INTERVENTO DI MARIO DRAGHI (trascrizione integrale)

Non possiamo abbracciarci, ma questo è il giorno in cui dobbiamo sentirci tutti ancora più uniti.

A partire da qui, da questo luogo che ricorda chi non c’è più.

In questa città non vi è nessuno che non abbia avuto un familiare o conoscente colpito dal virus.

Cari bergamaschi, avete vissuto giorni terribili in cui non vi era nemmeno il tempo di piangere i vostri cari, di salutarli e accompagnarli per l’ultima volta.

Sono tante le immagini di questa tragedia, che hanno colpito tutti, in Italia e nel mondo.

Una su tutte è indelebile: la colonna di camion militari carichi di bare.

Era la sera del 18 marzo, esattamente un anno fa.

Questo bosco non racchiude solo la memoria delle tante vittime cui va oggi il nostro pensiero commosso.

Questo luogo è un simbolo del dolore di un’intera nazione.

Lo testimoniò già, con la sua presenza alla commemorazione del 28 giugno al Cimitero Monumentale, il Presidente della Repubblica.

È anche il luogo di un impegno solenne che oggi prendiamo.

Siamo qui per promettere ai nostri anziani che non accadrà più che le persone fragili non vengano adeguatamente assistite e protette.

Solo così rispetteremo la dignità di coloro che ci hanno lasciato.

Solo così questo bosco della memoria sarà anche il luogo simbolo del nostro riscatto.

Siamo qui per celebrare il ricordo perché la memoria di ciò che è accaduto nella primavera dello scorso anno non si appanni.

Ricordare ci aiuta a fare buone scelte per la tutela della salute pubblica e per la salvaguardia del lavoro dei cittadini.

Ricordare i tanti e magnifici esempi di “operatori del bene” espressi nell’emergenza da questa terra ci dà la misura della sua capacità, del suo sacrificio.

Vorrei ricordare gli operatori dell’ospedale Papa Giovanni XXIII.

In questi mesi hanno dato un contributo straordinario di professionalità e di dedizione, spesso pagato con la vita.

Vorrei ricordare il miracolo – e non si può definire diversamente – dell’ospedale da campo della Fiera di Bergamo.

Allestito in pochi giorni dagli Alpini, dalla Protezione Civile e dagli artigiani volontari.

E sostenuto dalla grande generosità dei cittadini bergamaschi.

Il sindaco Giorgio Gori ricorda nel suo libro – che ha come titolo “Riscatto” – anche i mille volontari, ragazze e ragazzi, che hanno aiutato le persone in difficoltà.

Il sindaco li ha chiamati, a ragione, i “nuovi mille” di Bergamo.

In tutta Italia sono tantissimi i protagonisti silenziosi di questa rete di solidarietà.

Sono tante le figure simbolo della resistenza civile di questa comunità che oggi vorrei ricordare.

Ne cito solo alcune:

Don Fausto Resmini era il prete degli ultimi.

A lui è stato intitolato il carcere di Bergamo di cui era il cappellano.

Con lui rendiamo omaggio ai sacerdoti della diocesi bergamasca deceduti per il virus.

Tra i sindaci storici di questa comunità, rivolgo un pensiero a Piero Busi, primo cittadino per 59 anni di Valtorta, morto nella casa di riposo che aveva contribuito a creare.

E a Giorgio Valoti di Cene, 70 anni, al suo quarto mandato.

Tra gli operatori sanitari: Maddalena Passera, medico anestesista.

Deceduta a 67 anni poco dopo suo fratello Carlo, medico di base.

Diego Bianco, 46 anni, un operatore del fondamentale servizio del 118 della Soreu di Bergamo.

Tra le forze dell’ordine, l’appuntato scelto dei Carabinieri Claudio Polzoni, 46 anni.

Con loro ricordiamo tutte le vittime della pandemia e ci stringiamo intorno alle loro famiglie.

Il governo – e lo sapete bene – è impegnato a fare il maggior numero di vaccinazioni nel più breve tempo possibile.

Questa è la nostra priorità.

La sospensione del vaccino AstraZeneca, attuata lunedì con molti altri Paesi europei, è stata una decisione temporanea e precauzionale.

Nella giornata di oggi, l’Agenzia Europea dei Medicinali darà il suo parere definitivo sulla vicenda.

Qualunque sia la sua decisione, la campagna vaccinale proseguirà con la stessa intensità, con gli stessi obiettivi.

L’incremento nelle forniture di alcuni vaccini aiuterà a compensare i ritardi da parte di altre case farmaceutiche.

Abbiamo già preso decisioni incisive nei confronti delle aziende che non mantengono i patti.

Il rispetto che dobbiamo a chi ci ha lasciati deve darci la forza per ricostruire il mondo che essi sognavano per i propri figli e nipoti.

Tutta la comunità bergamasca ha dato prova di saper reagire, di trasformare i lutti e le difficoltà in voglia di riscatto, di rigenerazione.

Il suo esempio è prezioso per tutti gli italiani che, sono certo, non vedono l’ora di rialzare la testa, ripartire, liberare le loro energie che hanno reso meraviglioso questo Paese.

E io sono qui oggi per dirvi grazie e per impegnarmi insieme a tutti voi a ricostruire senza dimenticare.