Ci si doveva mettere anche Simone Mantovani (quello nella foto) e, se non sapete chi sia, non preoccupatevi, continuare a leggere e lo saprete.

Un’avvertenza però, se siete di quelli che la dad, la didattica a distanza, uccide, fermatevi qui, perché le prossime righe non vi faranno piacere.

Simone Mantovani è un ragazzo, un giovane uomo, un ventenne, è uno studente di scuola alberghiera, la Paolo Frisi, di un quartiere popolare, uno di quelli che vengono definiti “difficili”, Quarto Oggiaro di Milano.

Il nostro, qualche ora fa, ha salvato una vita. Erano le due del pomeriggio. Giusto l’ultima ora di lezione in dad e bussano alla porta.

È una nonna, una donna che lui conosce bene e ha in braccio un bambino, il nipotino di tre anni. È blu. Non respira. Ha la schiuma alla bocca. Ha ingoiato un giocattolo di plastica.

Situazione drammatica e Mantovani che fa? La manovra di Heimlich, che «è una manovra di primo soccorso per rimuovere le vie aeree». Diciamo che è una tecnica salvavita per chi sta rischiando di morire di soffocamento per aver ingoiato inavvertitamente o malamente qualcosa. Per completezza, Heimlich è il cognome del medico che per primo, nel 1974, la descrisse.

“Manovra salvavita” e, infatti, Simone Mantovani ha salvato la vita al bambino.

Cosa c’entra la dad? Tranquilli, non è perché il nostro giovane eroe senza didattica a distanza sarebbe stato a scuola e non a casa a portata di nonna o bambino. No, la dad c’entra perché lo studente della scuola alberghiera come fare la manovra di Heimlich lo aveva imparato in rete.

«Passo molto tempo sui social e lì ho visto un video…». Simone Mantovani ha così involontariamente demolito tanta retorica intorno a quel che si può imparare da dietro lo schermo di un computer, peggio, di un telefonino, e cosa no.

Se si può impadronirsi della manovra di Heimlich, si può sicuramente apprendere insegnamenti impartiti normalmente da un maestro o professore a scuola.

Certo cambiano i metodi e gli strumenti. La dad ha tecniche sue proprie e necessità di strumenti, didattici e tecnologici, suoi propri necessari ai docenti per fare il loro lavoro.

Simone Mantovani non ha imparato una manovra di primo soccorso in un corso on line, ma con un video, probabilmente divertente, su tiktok o Instagram.

E non è questione di brevità, che lunghissime e seguitissime sono, per esempio, le lezioni di storia di Alessandro Barbero, il professore che impazza sul web pur non avendo neppure un account social.

L’esperienza della didattica a distanza la facciamo tutti quotidianamente quando usiamo il web per trovare una risposta. Se Wikipedia è il sito web sostanzialmente più compulsato al mondo, ci sarà un perché.

Lo so: le relazioni interpersonali. Non intendo liquidare tutto con la battuta che anche quelle sulla rete ormai sono sdoganate e che tra chat e video chat sono nate amicizie, relazioni e amori.

Non è esaustivo, né risolutivo, tant’è che per fare i bambini, ancora, ci si deve e si ha piacere a incontrarsi di persona e in dad non si possono certo fare.

Però, al di là di ogni ironia, in tempo di pandemia, meno male che c’è la dad e, in fondo, anche i social sui quali le nostre ragazze e i nostri ragazzi passano ore e ore da ben prima di questa letale epidemia.

Va tutto bene? No, ma poteva andare peggio e i 104 mila morti ci dicono che a tanti è andata peggio.

Ieri, mentre Simone Mantovani, salvava una vita, il ministro della transizione digitale Vittorio Colao, spiegava in Parlamento che il 60% delle famiglie non ha un collegamento internet di rete fissa.

Ed è vero, se nonché ce l’ha mobile e, dicono le analisi dei flussi dati, le nostre figlie e figli si ubriacano di Netflix sui loro smartphone, di YouTube e di videogiochi on line. Ma anche qui, non voglio cancellare problemi che sono di software e hardware, che, va annotato, sono tutti tecnicamente risolvibili e lo erano con dispendio di risorse minore di mettere i pattini a milioni banchi. Ma tant’è.

Le abitazioni piccole, per quelle nulla si può fare. Un bilocale per sei persone non permette smart working, dad e, probabilmente, neppure un vivere sereno in tempo non pandemico.

La fuga nelle seconde case, così come gli esodi del week end da sempre misurati ai caselli autostradali di metropoli e megalopoli, questo dimostrano.

Ironia della sorte, la soluzione nel lungo periodo alle concentrazioni abitative, è proprio lavoro e didattica a distanza, ripopolamento di luoghi del territorio nazionale oggi abbandonati e malamente connessi.

C’è una soluzione rapida nel breve periodo? No, perché tant’è delle nostre abitazioni non sono fatte per viverci, ma per dormirci, però, ovviamente, il problema è la dad e lo smart working.

Riguardo all’istruzione spesso viene citato Victor Hugo e il suo: «chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione», l’intellettuale francese non aveva, evidentemente, considerato il vantaggio di avere nella cella di fianco qualcuno che, sui social, avesse casualmente imparato a eseguire la manovra di Heimlich.