Il 21 aprile del 2020 usciva sul Corriere della Sera un articolo a firma Monica Guerzoni, dal titolo esaustivo: “Coronavirus, «Da gennaio c’è un piano segreto: troppo drammatico per dirlo»”.

La dichiarazione, lasciata al giornale di via Solferino a Milano, era di Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute.

Il dg, in buona sostanza, si difendeva dall’accusa di un mese di ritardo della gestione dell’emergenza. E diceva, «già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio».

Leggendo questo articolo, che di fatto svelava l’esistenza di un “piano secretato”, il Ministro della Salute, Roberto Speranza, prende immediatamente carta e penna e scrive al dg del suo dicastero, Andrea Urbani, la lettera che qui pubblichiamo integralmente.

«Caro Andrea,

Apprendo dalla stampa di oggi – in particolare da un articolo del Corriere della Sera che Le unisco in copia – di Sue dichiarazioni relative a “tre scenari per l’Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini”.

Nell’articolo viene riportata una Sua dichiarazione sull’esistenza, già in data 20 gennaio 2020, di un “piano secretato”.

Peraltro, di detto “Piano” non è indicato né l’organo che lo avrebbe adottato, né la norma di riferimento, né la data di sottoscrizione del medesimo. Non viene altresì fornito alcun elemento in merito al procedimento di approvazione del predetto documento ovvero ai soggetti coinvolti nella definizione dello stesso.

Con evidenza si tratta di un mero documento di studio, non validato da alcun soggetto pubblico deputato a pronunciarsi su tali temi delicati.

Rammento, infatti, che la necessità di elaborare uno studio di tenore analogo – a cura della Direzione Generale della programmazione sanitaria, dell’Istituto Superiore di sanità, dell’INMI Spallanzani e di un rappresentante delle regioni è emersa durante i lavori della task force sul nuovo coronavirus, istituita dal Ministero della salute il 22 gennaio 2020. Il 12 febbraio la prima versione di tale documento, successivamente aggiornata fino al 4 marzo, è stata presentata per il necessario approfondimento al Comitato tecnico-scientifico, i cui lavori si sono svolti in forma riservata.

Da ciò l’erroneità delle affermazioni riportate nell’articolo, in quanto le dichiarazioni e le notizie da Lei fornite incautamente alla stampa sono riferite ad uno studio in corso di definizione e non adottato.

Le rammento inoltre, che, ove si trattasse di un atto “secretato” – come emerge dalla Sua dichiarazione alla stampa – Lei avrebbe violato le più basilari regole di correttezza e diligenza che tutti i dipendenti pubblici sono tenuti ad osservare, determinando una situazione di forte disagio istituzionale anche tenuto [“conto”, manca nel testo originale] delle possibili ripercussioni delle Sue affermazioni sull’opinione pubblica.

Tali considerazioni non possono sfuggirLe, avendo Lei collaborato alla gestione dell’emergenza sanitaria in atto ed essendoLe, pertanto, ben noto che i provvedimenti che il Governo ha progressivamente adottato per il contenimento della diffusione del virus e la gestione dell’emergenza hanno fornito risposte immediate e concrete, in relazione all’evolversi della situazione sanitaria determinata dalla pandemia.

Distinti saluti.
Roberto Speranza»

La prima parte della lettera del Ministro della salute è metà tra un atto dovuto e un richiamo a un funzionario pubblico reo di aver riferito alla stampa qualcosa di inesistente.

Quello che invece si fa fatica a capire è come mai l’avvocato Speranza, questo è il suo lavoro pre-incarichi governativi, si senta in dovere di aggiungere la seconda parte. Quella nella quale scrive: «Le rammento inoltre, che, ove si trattasse di un atto “secretato” – come emerge dalla Sua dichiarazione alla stampa – Lei avrebbe violato le più basilari regole di correttezza e diligenza che tutti i dipendenti pubblici sono tenuti ad osservare, determinando una situazione di forte disagio istituzionale anche tenuto [“conto”, la parola manca nel testo originale] delle possibili ripercussioni delle Sue affermazioni sull’opinione pubblica».

In buona sostanza Roberto Speranza afferma nella sua lettera che il documento secretato non esiste, ma qualora esistesse, Andrea Urbani, nel rivelarne l’esistenza alla stampa, avrebbe avuto un comportamento che viola “le più basilari regole di correttezza e diligenza”, cioè a dire che avrebbe posto le condizioni per la sua rimozione.

Perché questo documento sarebbe così importante? Perché qualora esistesse si potrebbe andare a vedere se nella gestione del primo mese della pandemia quanto lì prescritto sia stato seguito o, viceversa, no. In pratica se, per esempio, il Governo, il “Conte due”, e il Ministro Speranza, per motivi di convenienza o opportunità o di errata valutazione, ne abbia frenato l’attuazione provocando una letale diffusione del virus e i morti che sappiamo.

Ipotesi non poi così peregrina, considerando che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il 9 aprile 2020, in un’intervista rilasciata alla BBC, ricostruendo i primi atti del suo Governo per fermare la pandemia in Italia, dichiarava: “se avessi proposto un lockdown o la restrizione delle libertà costituzionali all’inizio quando avevo i primi focolai, mi avrebbero probabilmente preso per pazzo”.

Che, malignamente, si potrebbe tradurre anche come: se avessi fatto quello che sapevamo andava fatto “mi avrebbero preso per pazzo”. Sicuramente l’opposizione di allora al “Conte due” e oggi al “Draghi uno”, Fratelli d’Italia, da sempre di questo è convinta.

Infatti, il partito di Giorgia Meloni, ignaro della lettera di Speranza a Urbani, quindi, a maggior ragione, convinto dell’esistenza di un “documento secretato” (cosa, quella di secretare notizie di salute pubblica, non prevista per protocolli di salute pubblica e eventualità negata in ogni modo da parte governativa), fa un così detto “accesso agli atti,” cioè chiede alla Pubblica Amministrazione e al Ministero della salute di prendere visione di ciò di cui il Corriere della Sera ha dato notizia.

Siccome nulla viene mandato, quelli di Fratelli d’Italia si rivolgono al TAR, il tribunale amministrativo, che dà loro ragione e, si legge nella sentenza datata 22 dicembre 2020, ordina al Ministero “di trasmettere ai ricorrenti, entro 30 giorni dalla comunicazione della presente sentenza, copia del richiesto “piano nazionale emergenza”, cioè quello di cui diceva nell’intervista del 21 aprile 2020 Andrea Urbani.

Nei termini dettati dalla sentenza 289/2021, il Ministero scrive a Fratelli d’Italia “in ottemperanza a quanto disposto con la sentenza citata in oggetto, si trasmette il documento “Piano nazionale sanitario in risposta a un’eventuale emergenza pandemica da covid19, pubblicato sul sito di questo Ministero unitamente agli altri atti preparativi del procedimento che ha condotto all’adozione del Piano strategico-operativo nazionale di prelazione e risposta a una pandemia influenzale (planFlu) 2021-2023”.

Però c’è un problema, il “Piano nazionale in risposta a un’eventuale emergenza pandemica da covid19” non è il documento richiesto, quello di cui diceva al Corriere della Sera Andrea Urbani, infatti, sfogliandolo, si legge che è stato prodotto dopo il 23 febbraio 2020, quindi non è quello di cui la sentenza del TAR, non è, per intendersi, quello pronto al gennaio 2020.

Ovviamente Giorgia Meloni e i suoi colleghi di partito insorgono e, per tutta risposta, a mo’ di risposta alle loro proteste accade l’imprevedibile, l’avvocatura dello Stato ricorre contro la sentenza del TAR, cui teoricamente il Ministero della Salute aveva ottemperato come da sentenza di condanna del dicembre 2020, e torna sui suoi passi. Così si legge nel “ricorso di appello”: “innanzi tutto, quindi, a sostegno della domanda cautelare si deduce l’ineseguibilità assoluta della sentenza, stante la già segnalata INESISTENZA DELL’ATTO DI CUI SI DOVREBBE CONCEDERE L’ACCESSO [il maiuscolo è come da documento consultato, ndr]”. Quindi, più avanti: “il Ministero non potrà dar corso all’esecuzione stante la segnalata inesistenza del presunto “Piano Urbani” secretato pronto a gennaio 2020 di cui alla sentenza”.

Ma a dire il vero, quanto scritto dall’Avvocatura dello Stato ricorda la lettera del 21 aprile del Ministro Speranza. Infatti si ammette dell’esistenza di un documento, verosimilmente quello di cui dice Andrea Urbani, quello sarcasticamente definito il “Piano Urbani”, ma si dice che è un “documento istruttorio” non accessibile in base all’art 24 del d.lgs 241/90 ovvero quello che sancisce l’ “Esclusione dal diritto di accesso” per, come previsto dal punto 1, “i documenti coperti da segreto di Stato”.

Forse, se Roberto Speranza non fosse più Ministro, quel documento secretato e protetto dalla legge sull’esclusione dal diritto di accesso, oggi sarebbe consultabile da tutti, dall’opposizione e dalla stampa e, oggi, l’opinione pubblica potrebbe definitivamente sapere se il Governo “Conte due” seguì le uniche prescrizioni esistenti, in assenza di un “piano pandemico”, oppure no. Se prevalse la convenienza, l’opportunità, la sottovalutazione o se al contrario si fece tutto o quel che si poteva per salvare più vite umane possibili. Se Giuseppe Conte pur consigliato, anche se da un “documento istruttorio”, di fare un lockdown, preferì posticiparlo per, come dichiarato alla BBC, “non passare per pazzo”.

Spesso è stata invocata la Storia, quella con la esse maiuscola, come supremo e definitivo giudice dell’operato di chi gestiva l’Italia nel gennaio 2020, forse bisognerà attendere che quel documento, “documento istruttorio”, “Piano Urbani” venga finalmente desecretato per avere gli elementi necessari per scrivere quel drammatico e ancora oscuro pezzo di storia nazionale.