Eccola qua la didattica a distanza, la famigerata dad. Lei è Fiammetta e la foto che la ritrae, in mezzo alle capre (sì, sì sono capre) è di Massimiliano, che è suo padre.

Lo so, il volto non lo vedete bene, e va bene così perché con i minori, la signorina ha 10 anni, non si scherza. Chiunque faccia il mestiere del giornalista lo sa che per dettato deontologico le ragazzine e i ragazzini non si intervistano, si evita che siano identificabili.

Non è questione di privacy, è che darli in pasto al pubblico, ai media e, peggio ancora, ai social media, ha un livello di pericolosità non indifferente.

Non si pensi ai pedofili, che ovviamente restano problema e paura condivisa genitoriale e sociale, si rammenti quanti e quali insulti sono arrivati a Claudia Alivernini, l’infermiera rea di essere la prima vaccinata d’Italia e, per questo, costretta dagli “odiatori da tastiera” a chiudere i suoi profili sui social network.

O si ricordi di Alessandra e Arianna, le due ragazzine che accolsero con cartelli critici il leader della Lega Matteo Salvini in visitata a Codogno. L’Ansa, la più importante agenzia di stampa italiana, pubblicò la foto che le ritraeva nella loro adolescenza. Le volgarità che le sommersero furono tante e tali che oggi le forze dell’ordine stanno indagando su 800 messaggi e 3.000 profili social.

Ma torniamo alla fanciulla in mezzo alle caprette. La vicenda è questa: suo papà, operaio, tre anni fa era rimasto senza lavoro, quindi si è messo a fare il pastore, che poi era il mestiere dei suoi nonni. Gli animali però non prevedono vacanze e lockdown, quindi Massimiliano si è preso la figlia e se l’è portata al pascolo da dove lei, essendo chiuse le scuole, segue le lezioni in dad.

Lo scenario di questa storia è un luogo che si chiama Terzolas ed è in provincia di Trento. L’alpeggio è a mille metri di altitudine, alla Rocca di Samoclevo. Chi ne sa dice che Fiammetta le lezioni in videoconferenza le faccia affacciata sulla Val di Sole, un panorama da mozzare il fiato.

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A quanto pare non c’è alcun problema di campo, non nel senso dei prati, ma della connessione dati.

A veder le altre foto e qualche video da quelle parti ripreso, si potrebbe azzardare che il solo disagio sia dato dalle capre, che zitte non stanno durante le lezioni, e, che appena uno si gira, che so, per l’intervallo, affamate di sapere si avventano, mangiucchiandoli, su libri e quaderni.

La foto poi ci svela un altro particolare, la ragazzina al suo banco d’alpeggio arriva con lo zaino in spalla e non i comodi di trolley, le cartelle con le rotelle, cui siamo abituati in pianura, indispensabili per trascinare da casa a scuola e viceversa, la stupefacente mole di libri che quotidianamente va portata in aula.

Perché la digitalizzazione ogni parte del nostro mondo pare riguardare, tranne i libri di testo e le schiene di studentesse e studenti che, così sembrerebbe, non devono essere esentati dal saggiare il peso della cultura.

In molti mandano a dire a Fiammetta che è una ragazzina fortunata a far le lezioni in dad da un alpeggio abitato da 350 capre e, probabilmente, è così, ma forse neppure lei, che è la sola a poterlo dire, ha le idee ben chiare.

Quindi, tranquilli, questo pezzo non ha alcuna finalità, non è fatto per portare di qua o di là la lancetta sul gradiente alla dad, non è come certe foto o interviste fatte, in barba alla carta deontologica di Treviso, a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, messi su un palcoscenico a recitar, davanti alle telecamere, la parte che piace tanto ai loro genitori.

O per dirla con quella mamma che così scriveva mercoledì 24 marzo al Corriere della Sera, «Condivido le critiche alla dad, ho due figli e vedo quanto abbiano bisogno di confronto e di socialità. Però, uno: vedere bambini delle elementari fare lezione sul marciapiede fa molto pensare a un uso strumentale da parte dei loro genitori. Due: ho visto anche grandi assembramenti in piazza. A mio parere non è un bel messaggio per i ragazzi».