Ho letto con attenzione la polemica, che condivido per altro, intorno alla vicenda dei sanitari novax.

Faccio parte degli oltranzisti, ammetto, per i quali il vaccino dovrebbe essere pratica obbligatoria dalla quale dovrebbero essere esentati solo coloro i quali il vaccino non lo possono fare per questioni legate alla salute.

E intendiamoci, questo mio convincimento non riguarda solo il covid, ma qualsiasi malattia che potrebbe essere mortale per me come per gli altri.

Proprio il coronavirus ci ha ricordato che non ci si vaccina per per fare la malattia in maniera asintomatica o paucisintomatica, ma, per, se positivizzati, avere una carica virale tanto modesta da non essere pericolosi e infettivi.

Quindi assolutamente d’accordo, non ti vaccini, fuori dall’ospedale, dalla RSA, dall’ambulatorio medico. Un po’ come quando si scopre che un pompiere è un piromane, lo si obbliga ad abbandonare la divisa.

Chiaro, lapalissiano. Ammetto però che, nel dibattito, probabilmente sono un lettore distratto, non ho trovato ben spiegata la posizione no-vax.

È un po’ come se non avesse sostanza o non avesse abbastanza dignità da essere spiegata.

Di buzzo buono, mi sono messo a cercare di capire come mai una persona, tanto più un medico o una o un infermiere, dovrebbe voler evitare il vaccino.

Ammetto che il mio preconcetto è che i no-vax siano dei creduloni, dei complottisti, o delle persone estremamente fiduciose nella medicina naturale e nella predestinazione. Convinti, insomma, che la malattia o la si supera per dotazione naturale o, darwinianamente, si muore.

Settimana scorsa, davanti all’ospedale Buzzi di Milano, a tutti noto come l’ospedale dei bambini, c’è stata una partecipata manifestazione no-vax.

Il motivo della protesta, al grido “giù le mani dai bambini”, era contro le farmaceutiche che hanno annunciato di aver iniziato la sperimentazione su piccoli, verosimilmente, volontari per testare l’effetto dei vaccini sulla fascia “minori”.

I cartelli recitavano, oltre appunto a “giù le mani dai bambini”, slogan del tipo “io sono medico di me stesso” o “libertà di scelta vaccinale” o “non toccherete mio figlio” o “la mia libertà non finisce dove inizia la tua paura” o “i nostri figli non sono cavie”. A questi se ne aggiungevano altri, per così dire, fuori tema: “no 5G”, “no OGM”, “no alla dittatura” e altri analoghi.

Posto che nulla di quello che ho letto o sentito mi ha spostato di una virgola, né nelle mie convinzioni, né dalle mie opinioni intorno ai no-vax, mi permetto di annotare che quella di non vaccinare sembra, messa in questi termini, una scelta di coscienza.

La riassumo così: c’è chi non vuole farsi il vaccino perché le sue convinzioni etiche, morali o religiose non glielo consentono.

Per quel che vale, continuo a sposare l’opinione di chi dice che se sei un medico o un infermiere o un farmacista e non ti vaccini, dovresti lasciare il camice bianco e cambiare mestiere o, viceversa, andarlo a fare in una struttura privata che sposi il tuo credo e nessun contributo pubblico riceva.

Il dubbio, che vorrei condividere, è: ma perché questa severità che tanta unanimità pare abbia tra politici, opinionisti e pubblica opinione, deve valere solo per il vaccino covid?

Mi spiego: se io debbo fare un’interruzione volontaria di gravidanza e, come ormai capita in intere regioni del nostro Paese, non lo posso fare perché negli ospedali pubblici ci sono medici e infermieri che per obiezione di coscienza non praticano l’interruzione di gravidanza, perché non ne devo pretendere il licenziamento, la sostituzione o, viceversa, l’obbligo a intervenire?

Perché non posso pretendere la rimozione di quel farmacista di una struttura comunale che si rifiuta di darmi la “pillola del giorno dopo”?

Le cronache negli scorsi giorni si sono riempite di persone che, per aver superato il covid in una rianimazione, hanno fatto voti religiosi e ora, per ringraziare della grazia della vita non persa per il virus, faranno pellegrinaggi o altri atti di fede.

La notizia, talvolta, è riportata con interviste e plauso in articoli di spalla e forse, dico forse, è questa la risposta di perché l’obiezione di coscienza no vax di medici e infermieri che prestano la loro opera in ospedali pubblici è giustamente considerata inaccettabile e l’obiezione di coscienza antiabortista di medici e infermieri retribuiti dallo Stato è inspiegabilmente accettata.

In Italia non c’è ancora una legge che sancisca l’obbligo di pubblici camici bianchi alla vaccinazione contro le malattie e il covid tra queste, viceversa c’è una legge, la 194 del 1978, sull’interruzione volontaria di gravidanza, rafforzata da un referendum popolare contro la sua abolizione o revisione del 1981.

I ginecologi, stipendiati dallo Stato, obiettori di coscienza rispetto all’interruzione di gravidanza, cioè che si rifiutano di eseguire l’intervento richiesto volontariamente dalle donne che accedono per questo a una struttura pubblica, sono circa il 70% nel nostro Paese, con punte non lontane al 90% in alcune regioni del centro e del sud.

Articolo 32 della Costituzione Italiana: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».