«Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi», conosciamo tutti la frase di Bertolt Brecht.
Ora la domanda è se siamo noi quel popolo beato o se viceversa noi di eroi abbiamo bisogno eccome, tanto da trasformare gesti ordinari in straordinari esempi.
Guardate Mario Draghi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha replicato tre settimane quel che aveva fatto il 9 marzo scorso Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica.
L’ex numero uno della Banca Centrale Europea, forte dei suoi 73 anni e mezzo, si è prenotato per farsi vaccinare, è stato chiamato, è andato all’hub delle somministrazioni della Stazione Termini, si è seduto scostato dagli altri giusto quel poco per garantirne la sicurezza, quindi è andato a farsi la puntura di AstraZeneca.
Tutto come un normale cittadino di Roma. Anzi rivendicando, in un certo qual modo, il suo essere comune cittadino. Facendolo con la prassi, non con le parole.
Poi noi, manifestando la nostra incredulità, come avvenne per Mattarella, diciamo: «ha dato l’esempio». Tradendo nelle parole che avesse in un certo qual modo il diritto di fare diversamente.
Siamo talmente abituati a una diversità del potente e del potere, da dare come diritto acquisito, come normalità, che perché uno ricopre ad interim un ruolo istituzionale, ne derivino delle prerogative diverse dalle persone che direttamente o indirettamente a quel ruolo lo hanno designato.
Intendiamoci, non è una sorta di complesso di inferiorità che ci ha unanimemente colti e, quindi, noi ci pensiamo “da meno”.
No, no, è che siamo abituati così. Il “saltafila” vaccinale è solo l’ultimo ed ennesimo privilegio della così detta casta. Modalità così consolidate da essere ormai nel DNA nazionale.
Quindi flash, foto e viralizzazione per chi si traveste o, più semplicemente, crede di essere paris inter pares, uguale tra gli uguali, e non primus inter pares, primo tra i pari.
Vezzo, quello di essere il “più uguale” tra gli uguali che è riuscito a investire nell’ultimo anno, ma con la campagna vaccinale ancora più intensamente, ogni categoria e ordine professionale di questa nostra Italia.
I giornalisti, la categoria alla quale appartengo, in certe regioni ha chiesto la priorità nella somministrazione, ma siamo in buona compagnia: politici, avvocati, magistrati e qui mi fermo per carità di patria.
I numeri dicono che sono centinaia di migliaia i non aventi diritto che si sono vaccinati prima degli aventi diritto.
Diciamo persone che pur di avere la copertura vaccinale, pur non essendo nelle categorie a rischio e aventi giusta e necessaria priorità, hanno rivendicato e sono passati avanti a chi, senza vaccino è andato a ingrossare la cifra delle vittime di questa pandemia, che solo ieri ha seppellito altre 529 persone, 108.897 morti dal febbraio 2020.
Un cinico popolo di furbetti per il quale più che Bertolt Brecht, viene voglia di riesumare Hannah Arendt e la sua “banalità del male”.