Bello, sarebbe bello, che fosse come ha raccontato qualche giornale, cioè che il flop dello sbarco in borsa di Deliveroo fosse correlato alla battaglia dei rider.

Deliveroo, per i meno avvezzi, è una di quelle società che per i più sono un’app con la quale farsi portare il cibo a casa da una donna o un uomo in bicicletta o scooter o qualsiasi mezzo privato.

Il fatto è che la sua “offerta pubblica iniziale” o IPO (initial public offering) a Londra non è andata granché, le sue azioni sono state vendute, nel giorno dell’esordio, a 2,87 sterline, dovevano piazzarsi tra le 3,9 e le 4,6 £.

Talmente male che nella “City” gli analisti finanziari le avrebbero già affibbiato il nomignolo di «Flopperoo» e, vedendo l’andamento del titolo nel secondo giorno di contrattazioni, non pare che glielo cambieranno molto presto.

Male è andata male e, anche se è presto per dirlo, male parrebbe ancora andare: stando a un po’ di articoli della stampa nostrana, la causa sarebbe da cercare nella protesta dei rider che, per ora, solo e unicamente da Just Eat sono riusciti a ottenere in Italia 4.000 contratti part-time.

Gli altri “facchini in bicicletta” che lavorano per piattaforme analoghe? Restano “gig”, che non è un acronimo, ma è il nomignolo tutto inglese per quelli che da noi si chiamerebbero lavoretti, quelli tipicamente che ragazze e ragazzi fanno per arrotondare, per crearsi una paghetta o integrare quel che passano loro le famiglie.

A essere più schietti e terra-terra, lavori sottopagati, privi di qualsiasi copertura assicurativa o assistenziale, il più delle volte, come nel caso dei rider, con un sistema retributivo legato al cottimo: tanto fai, tanto guadagni.

Quindi, stando ad alcuni giornalisti ottimisti, “gli investitori”, le banche, i fondi di investimento, sarebbero stati colti da una nuova sensibilità sociale e, quindi, avrebbero detto no a questo titolo della piattaforma del delivery.

Se così fosse, si tratterebbe però di una sensibilità a corrente alternata. La lista delle società più quotate al mondo, vede in cima Microsoft, poi Apple e, quindi, Amazon e Alibaba, nel sentire comune non proprio gruppi che si distinguono per moralità ed eticità, vuoi, a seconda della company, nel condurre i propri affari o nelle politiche elusive della tassazione o nei ritmi imposti ai lavoratori dei propri magazzini. Ogni società la sua rogna.

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Se restiamo alla borsa italiana, a farla da padrone è Enel. Ben piazzate Intesa e UniCredit, sesta, invece, è la Fiat. Già, i soldi non puzzano.

Quindi Deliveroo? La società fondata dallo statunitense Will Shu di vizi ne ha più di uno.

Il primo e, probabilmente, il più importante per gli analisti è che dal suo primo bilancio, che data 2013, al suo ultimo, non ha mai portato a casa un segno positivo, tutti senza utili.

Il secondo, che dal primo discende, è che il “business model” per ora non dà certezze, che vuol dire che il guadagno, nonostante i lavoratori senza diritti, non è basato su solide basi evidenti.

Il terzo problema è la pandemia, gli analisti hanno il dubbio che la corsa alla “consegna a casa” sia figlia dei lockdown e che, quando la vaccinazione di massa sarà completata, in molti meno chiameranno un rider.

Si aggiunge un quarto fattore, che tutti noi dovrebbe interessare e preoccupare, i mercati finanziari hanno il dubbio, o la quasi certezza, che la società post covid sarà molto più povera di quella pre-covid e, di conseguenza, saranno meno quelli che potranno permettersi di ordinare cibo a casa o in ufficio.

Infine c’è la questione diritti dei lavoratori, che è vista, per lo più, come un’incognita economica. Traduco: «e se vincono loro? I rider? Ci sono i soldi per retribuirli come si dovrebbe e restituire i mancati pagamenti di contributi, ferie e tfr?». Perché il problema non sono i lavoratori, ma i sistemi paese e i tribunali che condannano le aziende inadempienti a dare ai lavoratori il dovuto e il pregresso.

Deliveroo ha creato un fondo prudenziale proprio per questo, per tranquillizzare gli azionisti. 131 milioni di euro pronti nel caso l’azienda venisse obbligata agli indennizzi ai rider. Il problema è che è una miseria, fatte le divisioni, considerati i 100 mila fattorini-ciclisti che “dipendono” da questa app, farebbe 1.310€ a rider, lordi.

Ma la notizia vera, a voler vedere bene bene come sono andate le cose nella giornata di esordio alla borsa di Londra e l’andamento del titolo nelle successive 48 ore, è che, nonostante tutto quanto qui riportato, le azioni di Deliveroo sono state piazzate a 2,87 sterline cada una e, nel suo complesso, la società ora vale 6 miliardi e mezzo di euro. Non male come bocciatura.