Nuova tragedia nel Mediterraneo, muoiono 130 naufraghi

130 migranti hanno perso la vita nel Mediterrano. Mercoledì era stato lanciato l’allarme. A nulla sono serviti i tentativi di soccorsi.

130 persone sono morte nel Mare Nostrum, il Mediterraneo nelle scorse ore. Donne, uomini, bambine e bambini, direi che, almeno nel lutto, la parola “migranti” credo che ce la possiamo risparmiare.

130 vite spezzate dalla fuga dalle loro miserie, la prua rivolta verso i nostri agi e sicurezze. Tra noi e loro: mare con onde alte sei metri.

Alarm Phone aveva lanciato l’allarme. Poi, presente l’espressione “svuotare il mare con un cucchiaio”, questo ha fatto la Ocean Viking, la nave gestita dalla ong Sos Mediterranee, insieme a tre mercantili. L’infinito mare e quattro barchette, perché queste sono, “quattro barchette”, per quanto grandi, in mezzo a tutta quell’acqua, quattro niente a cercare e non trovare naufraghi. 130.

Sei metri d’onda sono vedi e poi non vedi, vedi e poi non vedi, vedi e poi non vedi. Montagne che ti vengono in contro e tu risali e poi riascendi. Un ottovolante senza sosta.

Presente le montagne russe? Provate, li in mezzo a pensare di vedere, individuare, salvare. È già tanto non vomitare solo a immaginarlo.

Ennesima tragedia, che segue quella di poche ore di mamma e bambino caduti in mare e lì annegati, mentre tentavano l’attraversata su un barcone stracarico. Intercettati dalla guardia costiera libica, li hanno “riportati a casa” o, meglio, da dove erano ripartiti.

Già i libici e i loro lager chiamati “Centri di raccolta e rimpatrio”. I “guardiani” delle nostre coste, due settimane fa, per sedare una rivolta, hanno sparato in una cella.

Quelli rinchiusi osavano ribellarsi perché erano in sei in una cella da uno. Gli sgherri libici hanno risolto il problema, ne hanno ammazzato uno e ferito gravemente un altro: 17 e 18 anni.

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Niente luce, niente acqua, ong a prendersi cura di loro, quando è loro permesso. All’Unhcr, lo scorso marzo, neppure è stato più consentito di distribuire, regalare, coperte, materassi e abiti.

Attualmente i campi governativi “ospitano” 4.152 uomini, donne e bambini. Ah, già, un terzo sono minorenni. Ragazzine e ragazzini. E noi paghiamo per tenerli alla catena.

E questi sono quelli ufficiali, perché Amnesty International nel suo report 2020, ricorda che sono state 12 mila le persone che la guardia costiera libica ha intercettato e riportato nei campi.

Che fine hanno fatto gli 8 mila che mancano all’appello? Lager non dichiarati, non ufficiali. E visto come si, che verbo si può usare al posto di “vivere”?, sopravvive nei campi dichiarati, quali saranno le condizioni in quelli di cui nulla si sa? Dove non entra nessuno tranne prigionieri e carcerieri? Nessuna ong, Onu, missione internazionale.

L’Alto Commissariato per i rifugiati a settembre 2020 ha rilasciato una nota formale: «si invitano gli Stati a trattenersi dal rimandare in Libia qualsiasi persona salvata in mare».

Nella mappa dei luoghi più pericolosi per chi migra in Africa, c’è il deserto tra Niger e Libia, quindi la costa libica. Non è politica o ideologia, è una classifica fatta sui cadaveri.

Politica è invece la nostra, quella di Mario Draghi, il nostro Presidente del Consiglio, il massimo rappresentante del nostro Governo, del nostro Paese, della nostra Italia, com’era la frase? Ah, si: ringraziamo la Libia «per quello che fa nei salvataggi».

Guardando ai 130 morti di oggi, più sommersi, che salvati.

La foto scattata poche ore fa in mare dall’ong Sos Mediterranee

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Scritto da
William Beccaro

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